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Tabernacoli lignei - Autori

F. Felice da Teramo (Teramo, 1653-1719)

Frate Felice da Teramo, al secolo Bartolomeo Vetij, nacque a Teramo nel 1653 e fu una delle personalità più importanti della scuola dei marangoni. Egli entrò in convento appena ventenne vestendo l'abito religioso il 21 novembre 1673, e fu eletto "fabbriciere" in più capitoli provinciali e riconosciuto quale "insigne disegnatore ed incisore in legno, uno de' Capi Maranconi [sic] ed Ebanisti che lavorarono gli stupendi Capo-altari e Tabernacoli delle nostre Chiese; diresse quello del Convento di Chieti e ideò quello per ogni rapporto ammirabile e raro di Teramo". [Filippo da Tussio, I frati cappuccini della provincia monastica degli Abruzzi, pp. 96]. Nel 1685 il giovane frate collaborò con l'ebanista marchigiano fra Giuseppe da Patrignone nella realizzazione del tabernacolo della chiesa cappuccina di Scapezzano, trasferito in epoca successiva in quella di Fossombrone. Questa collaborazione allargò notevolmente gli orizzonti culturali e artistici dei cappuccini marchigiani e lo stesso fra Felice ne fece tesoro, tant'è che una volta rientrato in Abruzzo operò da vero maestro in più luoghi; nel 1697 firmò da solo il tabernacolo, i reliquiari e la cancellata dell'altare maggiore della chiesa Cappuccina di Atri, come documenta una carta manoscritta incollata nel retro del tabernacolo. In seguitò eseguì lavori nella chiesa cappuccina di san Giovanni Battista a Chieti dei quali abbiamo una preziosa cronaca di Giuseppantonio da Roccaraso che così scriveva: "Agli 8 di Agosto 1700, il lavoro di legno nell'altare maggiore venne distrutto per rinnovarlo. A spese de' Religiosi, da F. Felice da Teramo furono costruiti l'altare, il magnifico tabernacolo, i reliquiari, tutta la presente architettura che per lo disegno e la finezza de' lavori tuttavia si ammira". Lo stesso frate lasciò memoria scritta dell'opera in una scheda incollata sulla seconda tavola del dorso del ciborio. Il tabernacolo della chiesa di Chieti è sicuramente un pezzo unico, un vero gioiello di ebanisteria cappuccina. Gli stessi contemporanei manifestarono stupore e meraviglia di fronte a tanta maestria e il modello di questo altare fu ripetuto in innumerevoli altre chiese cappuccine della regione, come nella chiesa di Teramo, progettata dallo stesso Fra Felice. Fu proprio nel convento della sua città che egli morì il 14 ottobre del 1719.

bibliografia

  • Del Vecchio L., Fratelli marangoni e tabernacoli lignei. Un capitolo di storia cappuccina in Abruzzo, Edizioni Tabula, Lanciano 2001, pp.33-34

F. Giovanni Palombieri (Teramo, Sec. XVIII)

Frate Giovanni Palombieri nacque a Teramo e fu uno dei grandi marangoni abruzzesi anche se il suo nome non compare nelle fonti archivistiche della provincia cappuccina d'Abruzzo, e non è registrato neanche nel Necrologio che giorno per giorno, dal 1° gennaio al 31 dicembre, ricorda i frati morti a partire dagli inizi della provincia fino ai giorni nostri. Nel corso del Settecento egli partecipò con altri illustri ebanisti alla realizzazione del magnifico altare maggiore ligneo e del tabernacolo della Chiesa Cappuccina di Teramo. Fra Palombieri fu autore di numerosi e bellissimi altari anche in altre chiese della Diocesi. Alcuni disegni a lui attribuiti sono conservati nella biblioteca provinciale "Melchiorre Delfico" di Teramo.

Bibliografia

  • Del Vecchio L., Fratelli marangoni e tabernacoli lignei. Un capitolo di storia cappuccina in Abruzzo, Edizioni Tabula, Lanciano 2001, pp. 45-48

F. Ignazio da Milano (1640 ? - 31 maggio 1702)

Fra Ignazio da Milano o "milanese" (come si legge nei registri manoscritti) fu un fratello laico "assai perito nell'arte di intagliatore [...] nominato in più capitoli fabbriciere di Provincia" (cfr. FILIPPO DA TUSSIO, "I frati cappuccini della provincia monastica degli Abruzzi", p. 91); ricordato dalle cronache a stampa come "Laico di buona vita", morì a Montorio al Vomano il 31 maggio 1702, dopo 41 anni di vita religiosa. Informazioni più ricche sulla sua attività di intagliatore purtroppo non ne abbiamo, ma se si pensa che nel 1700 fra Felice da Teramo realizza a Chieti un capolavoro di altare maggiore con tabernacolo ligneo, si può supporre che fra Ignazio sia cronologicamente tra gli iniziatori della scuola dei "marangoni".

Bibliografia

  • Del Vecchio L., Fratelli marangoni e tabernacoli lignei. Un capitolo di storia cappuccina in Abruzzo, Edizioni Tabula, Lanciano 2001, p. 31

F. Francesco da Caravaggio (?, 1707 - Teramo, 1788)

Tra i cappuccini marangoni abruzzesi è da ricordare Frate Francesco da Caravaggio. Nato nel 1707, il necrologio dei frati cappuccini d'Abruzzo lo ricorda con le seguenti brevi parole: "Fra Francesco Di Provenza da Caravaggio, laico, fabbriciere". La qualifica di laico e fabbriciere depone a favore di una sua spiccata abilità nell'arte edificatoria e in particolare di quella ebanista. Del frate abbiamo anche dati precisi in documenti d'archivio; nel libro delle Professioni - laici 1712-1820 troviamo che egli fece la professione semplice dei voti il 7 novembre 1730; il Registro dei morti 1696-1841 annota che "F. Francesco da Caravaggio morì santamente nel nostro convento di Teramo il 3 luglio 1788".

Bibliografia

  • Del Vecchio L., Fratelli marangoni e tabernacoli lignei. Un capitolo di storia cappuccina in Abruzzo, Edizioni Tabula, Lanciano 2001, pp. 44-45

F. Giuseppe Maria Tomasi da Dezza (1676 - Chieti, 1720)

Gli Annali manoscritti dei cappuccini d'Abruzzo riportano fra Giuseppe Maria Tomasi da Dezza come fabbriciere, nominato insieme a fra Felice da Teramo nel capitolo provinciale che si celebrò a Tocco Casauria il 19 maggio 1713 (Cfr. Annali della Provincia d'Apruzzo 1620-1787, p. 54). Proprio a lui andrebbe riconosciuta la paternità certa sul tabernacolo ligneo che era nella chiesa dei cappuccini di Santa Maria in Vico di Avezzano, come risulta documentato da una carta che Tommaso Brogi, in una monografia del 1902, dice rinvenuta durante un restauro e così attestante: "Fra Giuseppe Maria da Dez [sic] Lucchese fece il presente tabernacolo l'anno 1713, regnando Sommo Pontefice Clemente XII [sic] e l'Imperatore Carlo VI, terzo delle Spagne, ed in questo tempo vi erano nel mondo molte miserie". [T. BROGI, Memorie di vico e della sua chiesa di S.Maria nella Marsica, Tip. Editrice Angelini, Avezzano 1902, p. 23.] Sulla base di quanto ci dice il Brogi, se si considera la pregevole fattura e l'originalità di alcuni elementi del tabernacolo ligneo di Avezzano, fra Giuseppe Maria Tomasi da Dezza va inserito a pieno titolo nella serie dei cappuccini "marangoni" abruzzesi. Egli morì a Chieti nel 1720.

Bibliografia

  • Del Vecchio L., Fratelli marangoni e tabernacoli lignei. Un capitolo di storia cappuccina in Abruzzo, Edizioni Tabula, Lanciano 2001, p. 40

F. Marco da Sulmona ( ? - 9 gennaio 1607)

Fra Marco da Sulmona, ebanista attivo nel primo venticinquennio di storia della giovane provincia aprutina, può essere considerato un lontano precursore della schiera dei cappuccini "marangoni" del Settecento: di lui sappiamo con esattezza che morì a Sulmona nel mese di gennaio del 1607 e che fu "laico di molta virtù, devotissimo della B. Vergine da cui ebbe singolari grazie, autore del magnifico Capo-Altare di Chieti" (cfr. FILIPPO DA TUSSIO, "I frati cappuccini della provincia monastica degli Abruzzi", p. 44). Il "Capo-Altare" o altare maggiore intagliato dal fratello laico sulmonese intorno al 1600 (1596?), "agli otto di Agosto 1700 venne distrutto per rinnovarlo" per mano di fra Felice da Teramo. Sulla qualità artistica del manufatto e sul gusto estetico di fra Marco si possono trovare valutazioni contrastanti: "... Frate Marco da Sulmona aveva intagliati in legno gli altari della chiesa de' Cappuccini della città nostra, e naturalmente secondo la goffa maniera allora in voga", scrive sul finire del secolo XIX Vincenzo Zecca di Chieti; "Ebanista di gran valore [fra Marco], di lui ci rimane fra l'altro l'altar maggiore della nostra Chiesa di Chieti [...] ch'è un vero capolavoro", dirà circa cinquant'anni più tardi il necrologista cappuccino d'Abruzzo.

Bibliografia

  • Del Vecchio L., Fratelli marangoni e tabernacoli lignei. Un capitolo di storia cappuccina in Abruzzo, Edizioni Tabula, Lanciano 2001, p. 30

F. Michele della Petrella (1675 – 25 maggio 1730)

Di fra Michele della Petrella il Necrologio conserva anche il cognome “Simone” e la notizia che “appena diventato religioso fu posto alla scuola dei nostri intagliatori nella quale arte riuscì in breve valentissimo meritando un posto cospicuo nella storia della Provincia”, tanto da divenire poi “uno de’ capi Marangoni che lavorarono i mirabili Capo-Altari e Tabernacoli delle nostre chiese in Abruzzo” (cfr. FILIPPO DA TUSSIO, “I frati cappuccini della provincia monastica degli Abruzzi”, p.100). Dunque, fra Michele da Petrella, “famoso laico cappuccino”, fu prima un bravo “scolaro” (forse del più anziano Felice da Teramo) e poi a sua volta valente “maestro”, che risulta aver disegnato e lavorato nel 1728 “un magnifico Altare in legno e un ammirabile Ciborio pure in legno” per la chiesa dei cappuccini di Cicoli o Fiamignano (cfr. FILIPPO DA TUSSIO, “I frati cappuccini della provincia monastica degli Abruzzi”, p. 16). Aveva collaborato con fra Felice da Teramo nei lavori della chiesa di Chieti e, forse, la sua mano si può riconoscere anche nel tabernacolo della primitiva chiesa dei cappuccini a Giulianova. Fra Michele morì nel convento di S. Michele dell’Aquila il 25 maggio 1730 all’età di 57 anni, essendo cappuccino da 35.

Bibliografia

  • Del Vecchio L., Fratelli marangoni e tabernacoli lignei. Un capitolo di storia cappuccina in Abruzzo, Edizioni Tabula, Lanciano 2001, p. 40

F. Pietro da Ascoli Piceno (27 luglio 1677 - 13 aprile 1760)

Fra Pietro da Ascoli Piceno, al secolo Giovannantonio Giacinto di Carlo, nacque il 27 luglio 1677 e morì nel convento di Civitella del Tronto il 13 aprile 1760 all'età di circa 83 anni, 62 dei quali vissuti nell'Ordine cappuccino. Fratello laico proveniente dalle vicine Marche, dove poteva anche aver visto qualcuno dei tabernacoli lignei e degli altari realizzati dagli ebanisti marchigiani verso la metà del Seicento, fu un altro esponente della scuola dei "marangoni" e "fabbriciere". A lui, coadiuvato da frate Andrea da S. Donato, si deve il tabernacolo della chiesa dei cappuccini in Tocco Casauria.

Bibliografia

  • Del Vecchio L., Fratelli marangoni e tabernacoli lignei. Un capitolo di storia cappuccina in Abruzzo, Edizioni Tabula, Lanciano 2001, p. 40

F. Serafino da Nembro (1689 - 30 giugno 1762)

Fra Serafino da Nembro (al secolo Giovanni Battista Bonini) si può ritenere appartenente alla bottega di fra Felice da Teramo; eletto in più capitoli provinciali, dal 1622 in poi, fabbriciere della provincia religiosa, si deve a lui come "eccellentissimo architetto" il tabernacolo della chiesa cappuccina in Campli, realizzato con l'aiuto di fra Stefano da Chieti. Fu anche "eccellente ebanista ed intagliatore, degno compagno ed emulo de' FF. Michele della Petrella, Stefano da Chieti e Giovanni Palombieri [...] co' quali lavorò gli stupendi altari, tabernacoli e reliquiari delle nostre chiese, specialmente in quella di Teramo..." (cfr. FILIPPO DA TUSSIO, "I frati cappuccini della provincia monastica degli Abruzzi", p. 110). Morì proprio nel convento di Teramo il 30 giugno del 1762, all'età di 73 anni (di cui 52 di vita cappuccina), mentre lavorava all'altare e al ciborio di quella chiesa.

Bibliografia

  • Del Vecchio L., Fratelli marangoni e tabernacoli lignei. Un capitolo di storia cappuccina in Abruzzo, Edizioni Tabula, Lanciano 2001, pp. 40-41

F. Stefano da Chieti (28 febbraio 1694 - 16 ottobre 1770)

Fra Stefano da Chieti, al secolo Leonardo Pepe, fu "Laico collaboratore di F. Pietro d'Ascoli e degli altri celebri marangoni nella costruzione di mirabili lavori in legno spicialmente [sic] di quello di Teramo, ove si riposò il 16 ottobre 1770" (cfr. FILIPPO DA TUSSIO, "I frati cappuccini della provincia monastica degli Abruzzi", p. 112); morì all'età di 76 anni, di cui 44 da cappuccino, ed il Necrologio lo ricorda come "uno dei nostri migliori intagliatori ed esecutori di progetti di altari e cibori per le nostre chiese". In realtà non è dato sapere se fra Stefano fu un mero esecutore di progetti o piuttosto un originale progettista; quel che è certo è che fu, comunque, "collaboratore" solerte di altri marangoni e degno del loro nome.

Bibliografia

  • Del Vecchio L., Fratelli marangoni e tabernacoli lignei. Un capitolo di storia cappuccina in Abruzzo, Edizioni Tabula, Lanciano 2001, pp. 42-44

F. Ambrogio da Cabiaglio (Milano, 1655 - Teramo, 1712)

Frate Ambrogio da Cabiaglio, al secolo Pietro Sodani, nacque a Milano nel 1655 e può essere considerato il primo vero esponente della scuola dei "fratelli marangoni". Vestì l'abito cappuccino nel 1677, a circa 22 anni, e fece la professione dei voti l'anno successivo come risulta da un atto originale da egli stesso firmato. Insieme ad altri artisti della scuola, Frate Ambrogio realizzò numerosi lavori di ebanisteria per arredare le varie chiese cappuccine presenti in Abruzzo; tra esse ricordiamo quelle di Teramo e Chieti, che risultano tra le maggiori per le dimensioni e per la ricchezza dei manufatti lignei. Frate Ambrogio morì a Teramo il 16 maggio del 1712.

Bibliografia

  • Del Vecchio L., Fratelli marangoni e tabernacoli lignei. Un capitolo di storia cappuccina in Abruzzo, Edizioni Tabula, Lanciano 2001, p. 33