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Chiese medievali Provincia dell'Aquila

Chiesa di San Pietro ad Oratorium

Comune:  Capestrano
Come arrivare:  A24/A25 RM-PE uscita Bussi- Popoli/ proseguire in direzione Popoli/ Bussi/ Capestrano da Napoli: A1 NA-RM uscita Caianello/ proseguire lungo la SS 372 direzione Vairano Scalo/ poi SS 85/ SS 158 direzione Colli al Volturno/ seguire indicazioni per Castel di Sangro/ Roccaraso/ Sulmona/ Popoli/ Bussi/ Capestrano
Notizie:  La chiesa sorge in aperta campagna nelle vicinanze del centro abitato di Capestrano, nei pressi del fiume Tirino. La prima testimonianza è legata al Chronicon Volturnense e datata 752, anno in cui il monastero venne confermato alla grande abbazia di San Vincenzo al Volturno dal pontefice Stefano II. Solo qualche anno più tardi il re longobardo Desiderio, salito al trono nel 756, la prese sotto la sua protezione. L'iscrizione riportata sull'architrave del portale ci aiuta a ricostruire le vicende più antiche legate all'edificazione della chiesa e alla sua ricostruzione. La fondazione della chiesa rimane collegata al re Desiderio (A REGE DESIDERIO FUNDATA). Un'intera ricostruzione dell'edificio avvenne alla fine del XII secolo, anch'essa documentata dalla seconda parte dell'iscrizione (MILLENO CENTENO RENOVATA), e dovuta ad un prete di nome Antonio, divenuto cardinale nel 1099. Nella storia della chiesa vanno sottolineate due fasi costruttive diverse e lontane nel tempo, quella longobarda (VIII secolo) e quella romanica (XII secolo). Alla prima sono attribuiti alcuni inserti di bassorilievi, con motivi ad intreccio, presenti al di sopra del portale, che dovevano far parte del recinto presbiteriale della chiesa antica, mentre altri reperti altomedievali sono conservati nel Museo Nazionale d'Abruzzo a L'Aquila. Dell'alto medioevo ma all' epoca carolingia appartiene anche un rilievo ad archetti e fiorellini che doveva essere parte della decorazione di un sarcofago. Inserite nella muratura originaria sono le epigrafi di età romana che rappresentano in assoluto le testimonianze più antiche della costruzione. Esse provenivano probabilmente da sepolcri o edifici pagani. E' stato anche ipotizzato che potessero essere i resti di un tempio pagano su cui era stata edificata la chiesa cristiana. La chiesa romanica è fortemente ispirata, sia dal punto di vista architettonico sia decorativo, alla chiesa di San Liberatore a Maiella. Presenta un impianto a tre navate con tre absidi. L'interno è tripartito da arcate a tutto sesto poggianti su pilastri quadrilateri in conci. Questi archi, in origine molto alti, in una fase successiva, non definibile, furono ribassati mediante la creazione di sottarchi meno ampi e lo spazio intermedio venne riempito da muratura; in questo modo la navata centrale venne isolata da quelle laterali quando queste erano in rovina. La navata è rischiarata dalle finestre a feritoia ricavate al di sopra delle arcate e in corrispondenza delle tre absidi. Di particolare pregio sono i capitelli dei pilastri. In parte assorbiti dalle mura aggiunte, assumono l'aspetto di cimase sporgenti o di un fregio a bassorilievo. I motivi riprodotti sono i più vari ed originali e si ispirano ad elementi del mondo vegetale ed animale e a motivi simbolici arcaici. Tralci, fogliame, palmette, grappoli, fiori e boccioli sono combinati con raffigurazioni animali come il leone, l'uccello, il cane e figure meno definite. Sono certamente un prodotto della fase romanica e trovano somiglianza con capitelli dello stesso periodo presenti in altre chiese abruzzesi, come i capitelli della cripta della cattedrale di Sulmona o i capitelli dei piloni di Santa Maria in Valle Porclaneta. Dei gradini immettono al presbiterio che comprende l'altare e il magnifico ciborio (vd. Sezione Scultura medievale, prov. Aq), sormontato da un tiburio ottagonale decorato da archetti ogivali intrecciati e da piastrelle in maiolica policroma. Nel catino absidale sono presenti tracce di un ciclo di affreschi risalenti alla prima metà del dodicesimo secolo, raffiguranti Cristo tra gli angeli e i Ventiquattro Vecchi dell'Apocalisse. La facciata in pietra concia è da riferire all'età romanica. Su di essa spicca il bel portale composto di due piedritti sormontati da capitelli poco sporgenti decorati da un ornato di grande fantasia artistica. Nei piedritti un tralcio si snoda nel senso dell'altezza tra due listelli anch'essi riccamente decorati, il tralcio di sinistra è unico e parte dalle fauci di un drago, quello di destra nasce da una foglia di acanto e si divide in due gambi che procedono intrecciati. Nei capitelli prevale un motivo a traforo in cui le foglie risultano staccate dal fondo. Essi risultano composti di due livelli, quello in basso, di maggiore altezza, composto da palme e quello in alto, più sottile, presenta foglie d'acanto. Su di essi poggia l'architrave monolitico liscio su cui è riportata l'iscrizione. A coronare il tutto è un archivolto composto da due archi concentrici che presentano lo stesso motivo ornamentale, palmette a pannocchia, solo di diversa grandezza. Ai lati del portale sono due bassorilievi raffiguranti San Vincenzo Diacono e il profeta Davide. Nella lunetta resta qualche frammento di un affresco raffigurante San Pietro Papa da attribuire allo stesso periodo degli affreschi del presbiterio, il dodicesimo secolo. Il portale, per caratteri stilistici, si può definire una filiazione dell'arte e della scuola di San Liberatore a Maiella e del successivo influsso casauriense. La paternità del portale spetta alle maestranze di San Liberatore che lo realizzarono intorno alla fine del 1100 ma un'opera di restauro fu avviata alla fine del dodicesimo secolo ad opera di un maestro proveniente da San Clemente a Casauria. L'impostazione generale del portale e la conformazione e decorazione dell'archivolto sono una diretta filiazione dei portali di San Liberatore mentre gli stipiti e i capitelli, rinnovati nella fase del restauro, sono molto vicini per caratteri, come il motivo dell'intaglio e quello delle palme, al linguaggio utilizzato a San Clemente a Casauria. Sulla facciata, a sinistra del portale, è murata un'iscrizione di particolare importanza per la sua enigmaticità: "sator arepo tenet opera rotas". Coeva all'epigrafe dell'architrave, e perciò risalente al XII secolo, l'iscrizione è disposta su cinque righe in modo che da qualunque parte si legga la frase resta inalterata. Sull'interpretazione sono state avanzate numerose ipotesi tra cui una lettura bustrofedica delle righe per cui viene fuori una frase che contiene un monito ai fedeli: "il seminatore controlla i lavori dei campi" oppure l'anagramma delle parole Pater Noster.
Informazioni:  Custode: tel. 349.5407560 Municipio tel. 0862-95227 Curia diocesana tel. 0862-25548
Stato di agibilità:  Agibile
capestrano, chiesa di S. Pietro ad Oratorium, pianta
Capestrano, chiesa di S. Pietro ad Oratorium, facciata
Capestrano, chiesa di S. Pietro ad Oratorium, interno
Capestrano, chiesa di S. Pietro ad Oratorium, capitello
Capestrano, chiesa di S. Pietro ad Oratorium, facciata
Capestrano, chiesa di S. Pietro ad Oratorium, portale
Capestrano, chiesa di S. Pietro ad Oratorium, lunetta, affresco
Capestrano, chiesa di S. Pietro ad Oratorium,navata centrale
Capestrano, chiesa di S. Pietro ad Oratorium, ciborio
Capestrano, chiesa di S. Pietro ad Oratorium,affresco del presbiterio
Capestrano, chiesa di S. Pietro ad Oratorium, piedritto del portale