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Chiese medievali Provincia di Pescara

Chiesa di San Tommaso

Comune:  Caramanico Terme
Come arrivare:  A24/A25 RM-PE uscita Alanno-Scafa/ proseguire lungo la SS 5 direzione Scafa/ svoltare a sinistra sulla SS 487 direzione Caramanico Terme da Napoli: A1 NA-RM uscita Caianello/ proseguire lungo la SS 372 direzione Vairano Scalo/ poi SS 85/ SS 158 direzione Colli al Volturno/ seguire indicazioni per Castel di Sangro/ Roccaraso/ Sulmona/ A25 direzione Pescara uscita Alanno-Scafa/ proseguire lungo la SS 5 in direzione Scafa/ svoltare a sinistra sulla SS 487 direzione Caramanico Terme
Notizie:  La chiesa di S. Tommaso di Canterbury sorge isolata nella verdeggiante valle del fiume Orta, a poca distanza dall'abitato di Caramanico. Una leggenda popolare racconta che la chiesa è stata edificata addirittura nel 45 d.C. a seguito dell'apparizione degli arcangeli Michele e Gabriele ad un certo Antimo. Alcuni studiosi invece ipotizzano che sia sorta in luogo di un antico tempio dedicato ad Ercole dal momento che, nei dintorni dell'edificio, sono stati rinvenuti dei bronzetti raffiguranti il dio, e che la cripta custodisce un pozzo d'acqua sorgiva, funzionale allo svolgimento degli antichi rituali richiesti dal culto del dio pagano. Nonostante abbia subito molteplici traversie nel corso dei secoli, terremoti, rifacimenti ed in ultimo i restauri, l'odierno edificio conserva in linea generale l'assetto originario, per cui è possibile dall'analisi delle strutture giungere ad una sua datazione, che risulta molto più avanzata nel tempo, la fine del XII secolo, come ipotizzano in molti, o i primi anni del XIII secolo, come più di recente si è riproposto. Lungo l'architrave del portale a destra è leggibile un'iscrizione che invoca la Vergine, ricorda il committente padre Berardo e l'anno 1202; tale iscrizione è da riferire in maniera diretta ai soli decori del portale, tuttavia è presa a riferimento per indicare la "fine dei lavori" dell'intera fabbrica, da quanti la assegnano al XII secolo (Favole 1990, Moretti...., Gavini 1980), mentre è letta come una tappa di "avanzamento" nell'edificazione della chiesa, da quanti la attribuiscono al XIII secolo (Gandolfo 2004 ). Questa ultima ipotesi troverebbe conferma in un documento indicato dal Piccirilli nel lontano 1915 e oggi riproposto dal Gandolfo (Gandolfo, 2004), riguardante proprio la fondazione della chiesa, datata 1201. La facciata di S. Tommaso, realizzata in conci di pietra, ha una terminazione a capanna spezzata, che suggerisce la divisione interna in tre navate; nel corpo centrale aprono il portale maggiore ed il rosone, nelle ali i portali minori e le finestre di diversa ampiezza e decorazione. I tre portali presentano la tipica partizione benedettina con arco di scarico, architrave e stipiti. Il portale centrale, di maggiori dimensioni, mostra un più ricco ornato; i capitelli presentano da un lato palmette spinose alternativamente più alte e più basse, dall'altro il ripetersi modulare di due fogliette che divergono simmetricamente al centro per accogliere una pigna. Nello stipite a sinistra troviamo il tralcio che si snoda sinuoso tra fiori e frutti, mentre a destra raddoppia piegando intorno a foglie e uccelletti. Nella lunetta è distinguibile la sinopia in rosso dell'affresco che doveva decorarla raffigurante una Madonna con Bambino tra due Santi. E' la decorazione figurata dell'architrave tuttavia ad attrarre lo sguardo del visitatore poiché, nonostante le forme poco accattivanti delle figure, conserva nell'insieme un indubbio fascino. Al centro della composizione troviamo Cristo in trono benedicente e ai lati, serrati uno accanto all'altro, le figure degli apostoli; simili nei volti e nel vestiario, i singoli apostoli sono individuabili soprattutto grazie ai nomi incisi in basso, altrimenti è distinguibile la figura di S. Pietro per le chiavi che reca in mano. Interrompono la sequenza ritmica della composizione la mano levata di S. Simone e S. Marco che la respinge; se non vi fossero specificate le identità, assegneremmo all'incredulo S. Tommaso il gesto della mano alzata, con la quale vuole sincerarsi della resurrezione del Cristo e non è detto che, nell'incidere i nomi, il lapicida non abbia commesso un errore di attribuzione. Nonostante lo scultore scolpisca le figure ripetendo lo stesso modulo formale, il ricco e frastagliato panneggio delle vesti crea un dinamismo, "un senso di movimento epidermico e di maniera che è estraneo alla solennità monumentale delle figure del portale casauriense" (Gandolfo 2004). Una maggiore assimilazione dei modi imperanti a Casauria dimostra lo scultore della figurina posta subito a destra dell'architrave, raffigurata con mitra, pallio e pastorale, da identificare con il santo titolare della chiesa, San Tommaso di Canterbury. I riferimenti al cantiere di S. Clemente a Casauria sono d'obbligo in considerazione dell'importanza e dell'influenza che gli artisti attivi in tale fabbrica esercitano sulla statuaria abruzzese del periodo. I lapicidi di Caramanico dimostrano tutti di conoscere il repertorio figurativo che informa il cantiere di Casauria, anche se non riescono a farne proprio il linguaggio, per cui operano una sorta di traduzione "dialettale". Ancora più che nel portale maggiore, il distacco formale dai modi casauriensi si avverte nell'ornato dei portali laterali e nelle bande decorative che dai capitelli proseguono lungo la facciata. Il portale destro è decorato nell'architrave da un tralcio con pigne e foglie che nasce e muore dalle fauci di due animali (un pegaso a destra); i capitelli e gli stipiti ripropongono i motivi utilizzati nel portale maggiore. In una resa plastica ancor meno accattivante lo stesso repertorio decorativo è utilizzato nel portale di sinistra, con la variante, nell'architrave, del tralcio uscente dalle fauci di due animali draghiformi. I portali sono inframmezzati da due semipilastri che lasciano ipotizzare la progettazione di un portico rimasto incompiuto. Delle due finestre che aprono in facciata è decorata solo la destra con doppie colonnine incassate negli angoli ed un carnoso tralcio di foglie e pigne, generato ancora una volta dalle fauci di due animali, che dallo stipite prosegue senza interruzione nell'architrave. Al centro della facciata troviamo il rosone formato dal semplice giro di dieci colonnine disposte a raggio e collegate da archi a tutto sesto. Seguendo il Gandolfo possiamo concludere che nella decorazione plastica della facciata di S. Pietro a Caramanico lavorano maestranze che riflettono in maniera diversa l'influenza esercitata dal cantiere di Casauria; più legati ai modi casauriensi è più abili sono gli autori del portale centrale, meno capaci e più goffi nella resa del repertorio tratto da Casauria sono gli scultori dei portali laterali e del finestrone. Il profilo esterno dell'abside è ornato da arcatelle cieche e da una monofora stretta come una feritoia e larga nella strombatura per incastonare nella parte mediana due rilievi raffiguranti angeli. Il campanile a destra dell'abside è stato edificato nel XVIII secolo. L'interno della chiesa presenta un impianto a tre navate, presbiterio rialzato, abside semicircolare ed una copertura a capriate di legno a vista. I pilastri in pietra dividono gli spazi tramite archi a tutto sesto; a ridosso del presbiterio gli archi assumono un profilo leggermente acuto e ai pilastri si aggiungono lesene e semicolonne funzionali al sostegno di una volta rimossa negli ultimi restauri. Contrasta la saldezza dei pilastri squadrati l'esile fusto della colonna, posta tra la terza e la quarta arcata, con il capitello e la base di più ampie e discordanti proporzioni. La leggenda popolare ritiene che il sostegno sia stato miracolosamente inserito dagli angeli; pur non potendo chiarire l'origine di tale composizione possiamo affermare con sicurezza che combina pezzi di provenienza diversa. L'arco di scarico aperto sopra la colonnina è stato realizzato nel corso del Seicento per alleggerire il peso della muratura in quel punto. La decorazione plastica dell'interno rimanda al repertorio di derivazione casauriense utilizzato in facciata, ma è realizzato con un fare "ancora più trasandato" con "forme irregolari e approssimative, spesso appena abbozzate" (Gandolfo 2004). Si può ritenere che la stessa bottega operante all'esterno viene impiegata alla decorazione dell'interno per le cimase dei pilastri, partendo dalla facciata per giungere "in un momento molto più avanzato del Duecento" alla realizzazione dei piloni dell'abside (Gandolfo 2004). I pilastri conservano tracce di affreschi dovuti alla devozione dei fedeli ed estranei ad un programma prestabilito di decorazione dell'interno. Di particolare interesse sono le scene della Passione di Cristo dipinte sul terzo pilastro di destra raffiguranti la Deposizione di Gesù dalla croce, la Sepoltura di Cristo e la Discesa al Limbo. La scelta dei soggetti del breve ciclo rimanda alle formule bizantine assai diffuse nella pittura dell'Italia centrale. Gli affreschi sono databili per confronti stilistici alla seconda metà del XIII secolo, in particolare al ventennio che intercorre tra il 1270 ed il 1290 ( vd. sezione Pittura medievale, Pescara).
Informazioni:  Municipio tel. 085-9290202
Stato di agibilità:  Agibile
Per approfondimenti:  www.luoghimisteriosi.it
Caramanico Terme, chiesa di S. Tommaso, facciata
Caramanico Terme, chiesa di S. Tommaso, portale, particolare
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