Sommario della pagina:
stampa questa paginastampa questa pagina
Personalizza lo stile

Chiese medievali Provincia di Pescara

Chiesa di San Clemente

Comune:  Castiglione a Casauria
Come arrivare:  A24/A25 RM-PE uscita Torre de' Passeri-Casauria/ proseguire lungo la SP 53 in direzione Castiglione a Casauria da Napoli: A1 NA-RM uscita Caianello/ proseguire lungo la SS 372 direzione Vairano Scalo/ poi SS 85/ SS 158 direzione Colli al Volturno/ seguire indicazioni per Castel di Sangro/ Roccaraso/ Sulmona/ A25 direzione Pescara uscita Torre de' Passeri-Casauria/ proseguire lungo la SP 53 in direzione Castiglione a Casauria
Notizie:  L'abbazia di San Clemente a Casauria è uno dei più importanti monumenti abruzzesi che ancora oggi con le sue preziose forme romanico-gotiche testimonia il potere economico e politico posseduto un tempo. Molte notizie riguardo il complesso possono trarsi dal Chronicon Casauriense il libro che ripercorre le vicende dell'abbazia dalle origini al 1182, redatto per volontà dell'abate Leonate dal monaco Giovanni e scritto e miniato dal monaco Rustico; nella narrazione il monaco ricorre anche al prodigio, alla leggenda, al fantastico, elementi dai quali comunque è possibile trarre il dato storico. L'abbazia fu costruita per volontà dell'imperatore Ludovico II, il quale già alla metà del IX secolo acquisiva terreni in questa zona nell'intento di edificare un nuovo complesso che fungesse da presidio per il dominio imperiale tra i possedimenti delle potenti abbazie di Montecassino, di S. Vincenzo al Volturno e di Farfa. Edificata in posizione strategica lungo il tracciato della via Claudia Valeria a partire dal 873, l'abbazia divenne presto il baluardo meridionale dell'impero franco. A seguito dei danni causati dalle incursioni saracene, nel 951 la basilica fu ampliamente restaurata per poi essere di nuovo fortemente colpita dal terremoto del 990 e ricostruita nel 1025 sotto l'abate Guido. Al tempo dell'abate Trasmondo l'abbazia, che sempre più spesso subiva i soprusi dell'imperatore, si volse verso la protezione papale. Per tutto il XI e il XII secolo i vari abati che si succedettero apportarono migliorie nella basilica, arricchirono l'arredo liturgico e diedero avvio anche a nuovi edificazioni come ad esempio un palazzo con foresteria, una dispensa ed una cantina realizzati sotto l'abate Oldrio. L'abbazia di San Clemente visse il periodo più florido con l'abate Leonate (1176-1182) il quale, potendo contare sulla protezione dei re normanni e del pontefice, oltre che sulle ingenti entrate garantite dai numerosi pellegrini rivolti a Monte Sant'Angelo, diede inizio alla costruzione del portico. L'intento di Leonate, perfettamente riuscito, era quello di creare una entrata trionfale alla basilica che fosse una esplicita dimostrazione della storia e della potenza della sua comunità. Fu realizzato così il portico a tre porte sormontato da un oratorio dedicato a San Michele Arcangelo, alla Santa Croce e a S. Tommaso Beckett, illuminato da quattro bifore (sistemate nel restauro del 1448) ed aperto in controfacciata verso la navata tramite tre arcate ogivali: una scelta architettonica che secondo alcuni studiosi è da mettere in riferimento alle scelte operate in quegli anni in Francia in chiese collegate a diversi livelli con la Terra Santa e il movimento crociato (Tournus -1120 ca., St. Denis -1137, Vézelay -1135-1150 e Barletta post 1187). Non possiamo dunque meravigliarci nell'ammirare il gioco di rimandi dei rilievi di Casauria (i quattro re del portale principale, i capitelli con galleria di figure) al gotico arcaico delle sculture di Charteres, Amiens e Vézelay. Né sono casuali certe somiglianze tra i rilievi casauriensi e la decorazione scultorea di Qul'at-Sima'an in Siria o l'uso del ferro di cavallo (a destra del portico verso l'antica torre): tutti elementi filtrati dall'oriente attraverso la Francia. L'utilizzo nel portico di Casauria di archi a tutto sesto e di archi acuti (secondo alcuni questi ultimi compaiono per la prima volta nell'abbazia di Montecassino sotto Desiderio e da qui introdotti in Francia) riflette l'indifferenza con la quale le due forme, spartiacque tra il gusto Romanico ed il Gotico, sono utilizzate non solo in Italia, ma anche in Francia, a Vézelay per esempio o in alcune fabbriche cistercensi. Leonate attraverso la decorazione scultorea dei tre portali e della facciata del portico sembra voler ribadire i privilegi ottenuti dalla abbazia grazie sia al potere civile che a quello religioso. Così nella lunetta del portale principale è raffigurata la sfera religiosa con al centro San Clemente, a sinistra i suoi discepoli S. Cornelio e S. Efebo, a destra lo stesso Leonate che offre il modellino della chiesa; negli angoli di risulta trovano spazio uno stelo terminante in una rosa e un'aquila che ghermisce una lepre (l'evolversi veloce del tempo umano che ha come suo fine ultimo Cristo), chiusi in basso da due rosette del tutto simili a quelle proposte sui plutei dell'ambone. Nell'architrave, nel narrare le vicende della fondazione della chiesa, accanto al potere religioso, compare il potere civile: la lettura delle immagini si svolge da sinistra al centro e poi dal margine destro di nuovo al centro, poiché la successione non segue un ordine logico-cronologico, e troviamo: la donazione delle ossa di S. Clemente da papa Adriano all'imperatore Ludovico II, il trasporto delle reliquie in Val Pescara, l'acquisto dei terreni e la nomina da parte dell'imperatore del primo abate, Romano; al centro campeggia la mole dell'abbazia. Lungo gli stipiti si evoca ancora il potere civile con la raffigurazione di quattro re, forse i carolingi Ugo, Lotario, Lamberto e Berengario, i quali grazie alla concessione di diversi benefici avevano reso più potente l'abbazia. Nei capitelli sono raffigurati a sinistra i mostri del bestiario medievale che rappresentano il male del mondo, a destra la ragione del bene e della virtù simboleggiata da una figura che cavalca un animale. Ancora mostri e demoni abitano i girali di vite che ornano il portico; qui quale porto sicuro contro il male è indicata la parola di Cristo, rappresentata dai simboli dei quattro evangelisti, posti sulle semicolonne che scandiscono le aperture degli archi. Nelle lunette a tutto sesto dei portali laterali sono scolpiti una Madonna con Bambino (destra) e S. Michele Arcangelo (sinistra). I lavori al portico e lungo le navate della chiesa continuarono, dopo la morte di Leonate del 1182, con il successore Gioele; al Duecento, per gli evidenti rimandi alla cultura figurativa federiciana, possono riferirsi molte sculture del portico, dei capitelli e la costolonatura delle volte, per cui possiamo supporre o che i lavori si protrassero fino a quella data o che sia stata necessaria una ricostruzione a seguito di un terremoto. Nel corso del Duecento furono poi realizzate le navate e il presbiterio con la decorazione esterna della cortina muraria e delle monofore. Lungo il perimetro esterno il corpo della navata centrale fu impreziosito da una bella decorazione ad archetti a tutto sesto o ad arco acuto, bilobati o trilobati, poggianti su mensole o esili colonnine che chiudono con una cornice a semplice modanatura l'alternarsi delle monofore. Lungo l'abside e il transetto la ricca decorazione scultorea delle mensole e dei capitelli mostra una chiara derivazione cistercense attraverso la mediazione federiciana. La scansione delle superfici con cornici archeggiature o colonnine che troviamo a San Clemente caratterizza la decorazione realizzata in quello stesso torno di anni in altre chiese abruzzesi, quali San Giovanni in Venere, Santa Giusta di Bazzano e l'abside di Santa Maria in Val Porclaneta. All'interno le navate furono divise da pilastri a sezione rettangolare, ad eccezione del primo e del quarto a sinistra, cruciformi, e dei due in prossimità dell'ambone, ai quali, forse per problemi di consolidamento, furono aggiunti quattro pilastrini. Le arcate ogivali con la doppia ghiera rientrante in spessore di muro trovano riferimenti nell'arte borgognona e, in Italia, in S. Giovanni in Venere e nel S. Sepolcro a Barletta. La maggiore altezza della navata centrale rispetto alle navatelle permette l'apertura di monofore lungo i fianchi fino alla metà dell'aula, lì dove un arco trasverso aperto da due piccole finestre segna la riduzione della volta, effettuata con ogni probabilità durante i restauri condotti sull'edificio nel Quattrocento. Il transetto non è perfettamente ortogonale alle navate, probabilmente i costruttori preferirono seguire, in prossimità dell'abside, il perimetro della primitiva chiesa carolingia. Nella zona absidale la presenza di eleganti pilastri polistili fa supporre la volontà, poi abbandonata, di coprire tutta la zona presbiteriale con un sistema di volte a crociera. Tramite due rampe di scale ci accede dalle navatelle alla cripta. L'ambiente rettangolare è diviso da altre otto colonne a fusto liscio dove, invece del classico capitello, un lastra di pietra in funzione di abaco fa da imposta alle volte a crociera. La zona absidale è definita da quattro colonne a fusto scanalato (di spoglio) con capitelli scolpiti sul modello del tipo corinzio. Per alcuni studiosi la cripta di San Clemente è da datare alla seconda metà del IX secolo e sarebbe la sola parte superstite della chiesa fondata da Ludovico II, ma l'analisi delle strutture sembra smentire tale ipotesi e induce a vedere la cripta come la risultante di varie trasformazioni, avvenute in epoca difficile da precisare, ma successive all'età carolingia. La chiesa si arricchisce all'interno di un prezioso ed antico arredo liturgico, l'ambone, il ciborio ed il cero pasquale. Fra il terzo e quarto pilastro è posto il bellissimo ambone realizzato con molta probabilità negli anni immediatamente successivi alla morte di Leonate (1182), dal momento che i rilevi che lo ornano ricordano per scelte iconografiche e per stile sia le decorazioni del portico di San Clemente, sia l'ambone della cattedrale di S. Pelino a Corfinio, realizzato prima del 1188, anno di morte del vescovo committente. L'ambone è composto da quattro colonne che sostengono la cassa quadrangolare, secondo un modello diffuso in Abruzzo e in Italia meridionale; i capitelli presentano una decorazione a foglie di palma finemente scolpita che mostra legami con la scultura decorativa della Terra Santa, mediata da maestranze francesi; l'architrave è animato da un motivo a girale il cui forte intaglio crea effetti di vibrante chiaroscuro; nei plutei, ripartiti in riquadri da un geometrica cornice a palmette, emergono i grossi rosoni, tipici elementi decorativi del repertorio abruzzese, da cui si sviluppano tralci recanti fiori e frutta. Sembrano realizzati da un artista meno esperto i rilievi del lettorino, con un'aquila e un leone che con gli artigli e le zampe sorreggono ognuno un libro, forse i simboli degli evangelisti Giovanni e Marco, cui facevano da pendant i simboli degli altri due evangelisti del perduto lettorino di sinistra. Tra l'architrave e i plutei un'iscrizione, danneggiata in più parti, ricorda il nome di un non altrimenti noto frater Jacobus, da identificare con ogni probabilità con il committente dell'opera (vd. sezione Scultura Medievale, Pescara). Il ciborio (vd. sezione Scultura Medievale, Pescara) risale alla prima metà del Quattrocento: la forma quadrangolare data dagli archi trilobi poggianti su quattro colonne è alleggerita in alto da una terminazione piramidale. Un'iscrizione incisa lungo il basamento, subito al di sotto delle colonne, ricorda orgogliosamente la presenza nella chiesa delle reliquie di San Pietro e San Paolo, oltre quella di San Clemente. Sul frontone di prospetto del ciborio sono raffigurati entro riquadri quadrangolari i simboli degli evangelisti, due angeli e al centro la Madonna con Bambino; l'angelo annunciante e la Vergine sono scolpiti ai lati dell'arco, la cui terminazione triloba è arricchita da un tralcio vegetale; sulla destra campeggiano due angeli che sorreggono uno scudo araldico; sul retro sono riproposte le storie della fondazione dell'abbazia già scolpite lungo l'architrave del portale di ingresso; ed infine, sull'ultima facciata, abbiamo un rilievo che simboleggia il peccato carnale e quello spirituale, scultura probabilmente realizzata nel Novecento, forse su modello di quella originaria. L'architrave è decorato da motivi vegetali, diversi per ciascun lato. Funge da altare un sarcofago di epoca paleocristiana della fine del IV, inizio V secolo; oltre alla tipica strigliatura sono figurati a sinistra S. Pietro tra le guardie, al centro Cristo tra S. Pietro e S. Paolo, a destra S. Pietro che rinnega Cristo (?). Il candelabro (vd. sezione Scultura medievale, Pescara) è composto da elementi di epoca diversa; per sostegno è utilizzata di spoglio una base decorata negli spigoli da teste leonine, databile tra la fine del IV e l'inizio del V secolo; la colonna è del XV secolo, posta a sostituzione della più antica perduta nel terremoto del 1349; il capitello e la terminazione a edicoletta sono riferibili al XIII secolo. Impreziosiscono la pietra le inserzioni a mosaico che rimandano alle scelte decorative dei noti maestri cosmateschi. La chiesa di San Clemente è resa ancora più preziosa della bella porta bronzea che ancora chiude il portale principale, un vero gioiello di arte medievale. Al di là dei motivi iconografici e della raffinata composizione dell'insieme, la scelta del bronzo come materiale è di per sé densa di significati. Utilizzato nell'antichità per la robustezza e per il colore dorato che poteva assumere fingendo l'oro, durante l'alto medioevo se ne perde la capacità di lavorazione. E' Carlo Magno, nel clima politico culturale della renovatio imperi, a recuperare per primo la tradizione bronzistica antica con la reinvenzione della tecnica della fusione massiccia. Nel cantiere della cappella palatina di Aquisgrana (800 ca.) viene allestita una officina per la realizzazione dei parapetti, dei lampadari e della cinque porte bronzee con cui arredare la cappella. Da quel momento in poi si assiste ad una rinascita dell'arte bronzistica in tutta Europa ed in Italia. In Oriente probabilmente la tradizione non si era mai interrotta e nel XII secolo molte porte di manifattura costatinopolitana vengono commissionate per i più importati centri religiosi dell'Italia meridionale (Amalfi, Montecassino, Roma-S. Paolo fuori le mura, Monte Sant'Angelo, Atrani, Salerno). Man mano prende avvio anche una produzione autonoma e locale, opera di interessanti personalità artistiche. La porta che ancora oggi chiude l'abbazia di San Clemente è realizzata da maestri bronzisti locali: non si tratta in questo caso di una fusione massiccia ma gli artisti provvedono a corazzare di bronzo l'anima in legno della porta aggiungendo elementi decorativi. La porta fu realizzata tra il 1182 e il 1189, rispettivamente l'anno di nomina ad abate di Gioele e l'anno di morte di Guglielmo II, entrambi raffigurati accanto al patrono S. Clemente e all'imperatore Ludovico, fondatore dell'abbazia, sulla prima fila di formelle. Il reticolo delle settantadue formelle che compongono la porta continua mostrando lungo le file esterne i rilevi stilizzati dei castelli che simboleggiano una o più proprietà dell'abbazia, identificate in basso da un'iscrizione. La disposizione odierna della formelle non segue l'impianto originario ma è la risultante di una serie di manomissioni e ricomposizioni effettuate nel corso dei secoli. Molti pannelli sono andati perduti e sono stati sostituiti da riproduzioni in legno. Grazie ad alcune pubblicazioni settecentesche si è in grado di conoscere i trentaquattro possedimenti un tempo elencati nelle ventidue formelle raffiguranti i castella che componevano, insieme ai pannelli decorativi, un insieme grandioso e di effetto. Le formelle decorative recano motivi ornamentali geometrici o floreali, alcuni di chiara derivazione islamica; in due pannelli emergono le belle protomi che fungevano da batacchio (la protome a sinistra è una ricostruzione in legno). Evidente modello della porta casauriense è la porta dell'abbazia di Montecassino realizzata per volontà dell'abate Oderisio II (1123-1126): in ambedue la superficie dei battenti diviene una sorta di cartulario monumentale che indica con precisione al visitatore i possedimenti delle abbazie. Sostanziali sono anche le differenze che intercorrono tra i due manufatti, a Montecassino sono circa 180 le proprietà elencate e si rinuncia ad ogni tipo di decorazione, fatta eccezione per le quattro croci fogliate recuperate dalla porta bronzea commissionata dall'abate Desiderio; a Casauria sono indicati solo i castella della Terra S. Clementi, escludendo le chiese dipendenti e si "rivela una maggiore raffinatezza di gusto" per l'uso di un variegato repertorio ornamentale di coronamento (Bloch 1990 ).
Informazioni:  Ufficio Soprintendenza PSAE dell'Abruzzo tel. 085-8885828; Municipio tel. 085-8884301
Stato di agibilità:  Inagibile
Castiglione a Casauria, abbazia di S. Clemente a Casauria, facciata
Castiglione a Casauria, abbazia di S. Clemente a Casauria, portico
Castiglione a Casauria, abbazia di S. Clemente a Casauria, portale maggiore
Castiglione a Casauria, abbazia di S. Clemente a Casauria, porta bronzea
Castiglione a Casauria, abbazia di S. Clemente a Casauria, esterno abside
Castiglione a Casauria, abbazia di S. Clemente a Casauria, interno
Castiglione a Casauria, abbazia di S. Clemente a Casauria, cripta
Castiglione a Casauria, abbazia di S. Clemente a Casauria, interno