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Chiese medievali Provincia di Pescara

Chiesa di Santa Maria di Cartignano

Comune:  Bussi sul Tirino
Come arrivare:  A24/A25 RM-PE uscita Bussi/ proseguire in direzione Bussi sul Tirino Da Napoli: A1 NA-RM uscita Caianello/ seguire le indicazioni per Roccaraso/ Sulmona/ A25 direzione Pescara uscita Bussi/ proseguire in direzione Bussi sul Tirino
Notizie:  La chiesa di Santa Maria di Cartignano risale all' XI secolo ed è legata alla storia della colonizzazione benedettina. Il documento più antico è un atto di donazione del 1021 nel quale si fa menzione di una cella di san Benedetto, ossia una piccola chiesa di campagna. Questa ed altri possedimenti in territorio valvense vennero, ad opera dell'imperatore Arrigo II, confermati al monastero di Montecassino. Solo nel 1065 la cella divenne un vero monastero come risulta dalla documentazione di quegli anni in cui si parla non più solo di rettori ma anche di monaci. A partire dal secolo successivo la documentazione si dirada fino a scomparire per circa tre secoli, durante i quali Cartignano continuò ad essere un monastero. Intorno al 1390 fu Francesco Cantelmo, conte di Popoli e barone di Bussi, a nominarne il rettore, che da quel momento fu di nomina dei signori di Bussi. Abbandonata dai cassinesi la chiesa divenne grancia di S. Liberatore a Majella. Verso la metà del XVIII secolo la chiesa di Cartignano passò ai monaci Celestini del Morrone. La chiesa manifesta i caratteri stilistici del XII secolo piuttosto che quelli dell'epoca della fondazione benedettina. Da un atto notarile del 1770 si ricava una descrizione della chiesa che a quell'epoca era ancora in piedi e presentava una struttura "a tre navi, con due altari laterali, con sacrestia, con una porta grande alla parte di settentrione, con un'altra piccola all'oriente e con rendita di duecento ducati". Più tardi anche il De Nino ha confermato l'ipotesi a tre navate. Lo stato in cui la chiesa è stata ritrovata all'inizio del Novecento, completamente sommersa dai detriti alluvionali, ha reso difficoltoso il lavoro di ricostruzione della pianta originaria. In seguito a lavori di scavo e ad interventi di restauro nel corso dell'ultimo secolo è stato parzialmente ricostruito l'edificio, che oggi presenta un impianto rettangolare a tre navate divise da archi posti su pilastri quadrangolari. L'aggiunta di una copertura lignea ha reso possibile ricollocare in posizione originaria una finestrella che permetteva l'illuminazione dell'interno. Nella navata sinistra è stato ricostruito anche l'altare che doveva fare coppia con uno simile nella navata opposta. Un altro piccolo altare in pietra si trova nella navata centrale. La chiesa termina in un'abside che all'interno era decorata da un affresco (vedi sezione Pittura Medievale, L'Aquila), oggi conservato al Museo Nazionale di L'Aquila, e all'esterno presenta una forma semicircolare con coronamento ad archetti pensili. La struttura a tre navate trova corrispondenza nel prospetto frontale semplice ed austero con una specie di cuspide centrale terminante nel campanile a vela. Il portale è molto semplice; sia l'architrave sia la lunetta sono lisci e privi di decorazione ad eccezione di una foglia che è sicuramente un materiale di reimpiego. E' ipotizzabile che la lunetta ospitasse un affresco andato perduto a causa dell'umidità sprigionata per lungo tempo dai detriti. Una leggera decorazione è presente sui capitelli, su quello di destra c'è una dentellatura, su quello di sinistra delle corde ed una parte di epigrafe. Al centro della facciata c'è un rosone costituito da otto colonnette disposte a raggi che collegano un cerchio centrale a degli archetti laterali. Al culmine del prospetto è il campanile a vela che non è l'esatta ricostruzione dell'originale. Questo aveva al centro una colonnetta, oggi sostituita dalla campana che doveva essere in un'altra posizione. Dalle fonti inoltre risulta che le campane fossero due. Un'osservazione importante ai fini della ricostruzione storico-architettonica dell'edificio riguarda la tipologia degli archi utilizzati nelle diverse parti della chiesa. All'esterno, cioè nel rosone o nel campanile, viene usato l'arco a sesto acuto, mentre all'interno l'arco a tutto sesto poggiante su pilastri squadrati. Questo dimostra che l'edificazione della chiesa è anteriore al 1021 mentre l'ampliamento e l'ammodernamento risale al XIII secolo sotto l'influenza delle nuove correnti artistiche del gotico cistercense. Accanto all'edificio si trovano resti di un'antica costruzione che poteva avere funzione di foresteria in linea con la tipologia di chiesa, tratturale, oppure, come indica il documento del 1770, di "stanza del romito" e quindi abitazione dell'eremita. Oltre all'affresco dell'abside raffigurante Cristo benedicente in trono tra la Madonna e San Giovanni, gli interventi di liberazione della struttura dai detriti alluvionali hanno riportato alla luce altri piccoli affreschi inseriti in vani rettangolari e molto danneggiati dall'umidità, raffiguranti S. Nicola, S. Benedetto, S. Agata, S. Paolo, S. Amico, S. Mauro e S. Pietro, oggi conservati presso i magazzini del Museo di L'Aquila. In quell'occasione vennero recuperati anche altri pregevoli lavori di un certo valore artistico. Tra questi un bassorilievo lapideo che rappresenta il tema pasquale, oggi conservato nella chiesa di santa Rita a Bussi. La narrazione procede in senso antiorario, dall'alto verso il basso. Il sacrificio di Cristo è rappresentato attraverso i simboli dell'agnello e della croce, la Sua morte attraverso una figura distesa e la Sua resurrezione attraverso una figura sospesa sul lato destro. Alla base sono due leoni, simbolo del sacrificio di Cristo e della sua vittoria sulla morte. Un altro lavoro scampato all'alluvione è la statua policroma della Madonna con il Bambino di cui unica generica citazione troviamo nel documento notarile del 1770, anch'essa custodita presso la chiesa di S. Rita. Nella struttura muraria della chiesa sono stati rinvenuti blocchi di pietra locale con iscrizioni di epigrafi di età romana. Una di queste si trova sulla facciata principale a sinistra del portale e riporta un'epigrafe funeraria. Un'altra epigrafe funeraria si trova sul montante destro del portale della chiesa. La terza si trova sul muro esterno occidentale ed è una lunga iscrizione funeraria in otto linee sovrapposte. BIBLIOGRAFIA: Giovanna Di Carlo, Ruderi di santa Maria di Cartignano, Raiano, Graphitype, 2005
Informazioni:  Municipio tel. 085-9809345
Stato di agibilità:  Agibile
Bussi sul Tirino, chiesa di S. Maria di Cartignano, affresco absidale
Bussi sul Tirino, chiesa di S. Maria di Cartignano, veduta della facciata esterna della chiesa
Bussi sul Tirino, chiesa di S. Maria di Cartignano, veduta  esterna della chiesa
Bussi sul Tirino, chiesa di S. Maria di Cartignano, campanile
Bussi sul Tirino, chiesa di S. Maria di Cartignano, veduta  della facciata interna della chiesa
Bussi sul Tirino, chiesa di S. Maria di Cartignano, veduta  esterna laterale della chiesa