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Chiese medievali Provincia di Teramo

Chiesa di San Pietro

Comune:  Campli
Frazione:  Campovalano
Come arrivare:  A24 uscita Teramo/ proseguire lungo la SP 17 direzione S. Nicolò/ Campli/ Campovalano da Napoli: A1 NA-RM uscita Cassino/ proseguire in direzione Sora/ Avezzano/ A25/A24 direzione Teramo uscita Teramo/ proseguire lungo la SP 17 direzione S. Nicolò/ Campli/ Campovalano
Notizie:  La chiesa di S. Pietro sorge a poca distanza dall'abitato di Campovalano, tra ruderi di case rurali e accanto ai resti dell'antico monastero benedettino. Le strutture recano memoria delle sue antiche origini e delle intricate vicende costruttive che si sono avvicendate nel corso dei secoli, conferendole un aspetto articolato e molto suggestivo. Con l'intervento di restauro effettuato dalla Soprintendenza negli anni Sessanta del Novecento si è provveduto allo rimozione dell'intonaco interno e al recupero dell'abside destra, restituendo così alla chiesa un'aspetto più "medievale". Le origini altomedievali della chiesa sono documentate da due transenne di finestra intagliate e traforate, oggi esposte presso il Museo nazionale dell'Aquila, e da una colonna e un capitello frammentari, pezzi che stilisticamente possono ricondursi all'VIII secolo d.C. Sul primitivo impianto architettonico, molto probabilmente a più navate e con un'unica abside, nel corso dei secoli sono state apportate modifiche, ancora leggibili nell'odierna struttura. La facciata, oggi spoglia e animata dal solo portale architravato e dal grande arco acuto e cieco che lo riquadra, in origine dava su un atrio o nartece, come si desume dai alcuni resti e dall'arcata a sesto acuto che introduce all'area. L'interno è a tre navate, con il presbiterio rialzato su una piccola cripta, di non particolare interesse artistico, terminante in tre absidi. Più di ogni altro elemento, rende conto dell'articolata storia edilizia del complesso la forma diversa assunta dai pilastri e delle arcate che dividono le tre navi. Ai pilastri di sezione rettangolare si aggiunge uno a forma a L cui è adossata una lesena interrotta a metà altezza; i primi due archi sono a sesto acuto, seguiti da un grande arcone e dall'arco del presbiterio che sono invece a tutto sesto. Dall'analisi delle strutture sembra possibile ipotizzare con l'Aceto che le tre absidi e l'arco presbiteriale a tutto sesto, caratterizzate dalla composizione in conci di arenaria, calcare e due file di mattoni, risalgono alla fine del XI secolo e l'inizio del XII. Alla medesima datazione conduce l'archivolto frammentario raffigurante un tralcio vegetale proveniente dalla chiesa di S. Pietro ed oggi custodito nel Museo Nazionale dell'Aquila . Sempre entro il XII secolo si può far risalire l'ammodernamento dell'edificio con la realizzazione di archi a sesto acuto e l'intenzione, poi non portata a termine, di montare archi trasversali lungo la navata. L'impianto della seconda metà del XII secolo mostra particolari affinità con lo schema assunto in quegli anni dalla chiesa di S. Maria di Ronzano; un riferimento non affatto casuale se si considera che il Bologna riconduceva il rinnovamento di Ronzano al fervore edilizio promosso dall'Abbazia dei Santi Quirico e Giuditta presso Antrodoco, sotto la cui giurisdizione ricadeva sia il complesso mariano che la nostra S. Pietro di Campovalano. Agli stessi rimandi culturali conduce l'analisi della decorazione plastica. Le cimase dei pilastri sono scolpite con un motivo a foglie ad eccezione di una in cui un animale è fiancheggiato da due volti stilizzati: lo stile ricorda sia il linguaggio del pulpito e della cattedra di S. Maria Assunta di Bominaco e sia, per quanto riguarda il fregio con le testine umane, l'archivolto della finestra absidale di Ronzano. Al fervore artistico vissuto dalla chiesa di Campovalano nel XII secolo sono da ricondurre i due amboni destinati alla lettura delle epistole e del vangelo conservati fino agli inizi del Novecento ed in seguito scomposti e perduti, fatto salvo per una lastra raffigurante il Cristo benedicente entro un mandorla tra due angeli, oggi conservata nel Museo Nazionale dell'Aquila; il modellato delle figure fa ritenere il rilievo opera della stessa bottega che realizza le lastre per il S. Michele Arcangelo di San Vittorino databili al 1199. Un ulteriore fase costruttiva si apre nel Trecento, quando i nuovi dettami del gotico inducono i responsabili di S. Pietro a conferire una diversa spazialità almeno alla zona presbiteriale della chiesa, realizzando il montante di imposta per l'arco trasverso, rimasto incompiuto, e il grande arco a tutto sesto in luogo dei due originali, "come a suggerire l'idea di un transetto contratto" (Aceto F. 1996). Parte fondamentale nell'arredo della chiesa assumeva la decorazione dipinta di cui oggi possiamo ammirare solo pochi tratti e frammenti. Nella lunetta interna del portale si conserva un Compianto datato per confronti stilistici al 1499, in cui la Madonna che sostiene il Cristo morto è fiancheggiata da due dolenti Marie dalle chiome sciolte sulle spalle in segno di lutto. Più antichi sono l'affresco quattrocentesco raffigurante S. Onofrio e la frammentaria figura di una Madonna con Bambino, visibile sul primo pilastro a destra, della fine del Duecento: lo stile di quest'ultima è riconducibile ai modi del frescante Gentile da Rocca, il cui nome di nuovo rimanda a S. Maria di Ronzano, dove il Bologna ha individuato la sua presenza. Nell'abside della navatella destra sono disposte interessanti sculture lignee dipinte, S. Pietro e S. Paolo e il gruppo raffigurante due angioletti e la Madonna con Bambino, sulla cui pedana è riportata l'iscrizione che data al 1600 "QUESTA . MADONNA . FADORNAMENTO L'ANGNOLI . LAVEFATTA . FARE . LI PAROC HIIANI . LORO DIVOTIIONE .1600" Ad impreziosire la chiesa di S. Pietro troviamo anche il fronte di un sarcofago romano murato lungo la parete perimetrale della navatella. La lastra è decorata su due registri da motivi a strigilature alternati a scene figurate: la creazione dell'Uomo, la moltiplicazione dei pani e dei pesci, il miracolo della fonte di S. Pietro e un orante fra due Santi. Il sarcofago è un'opera realizzata nel IV secolo d.C. da maestranze romane, probabilmente giunto in Abruzzo per contenere le reliquie o le spoglie di qualche personaggio illustre. I due frammenti murati al di sopra della lastra sono riconducibili ad un altro perduto sarcofago databile al III d.C.
Informazioni:  Curia Diocesana tel. 0861-250301 Municipio tel. 0861-553889
Stato di agibilità:  Parzialmente agibile
Campli, Campovalano, S. Pietro, esterno
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Campli, Campovalano, S. Pietro, sarcofago
Campli, Campovalano, S. Pietro, scultura, Madonna con Bambino e angeli