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Costumi Provincia di Teramo

Costume di Faraone di S. Egidio alla Vibrata

Comune:  S. Egidio alla Vibrata
Frazione:  Faraone
Come arrivare:  A24 RM-TE uscita Teramo/ proseguire in direzione Giulianova/ S. Nicolò/ S. Egidio alla Vibrata/ Faraone da Napoli: A1 NA-RM uscita Cassino/ proseguire in direzione Sora/ Avezzano/ A25 direzione L'Aquila-Teramo/ A24 direzione Teramo uscita Teramo/ proseguire in direzione Giulianova/ S. Nicolò/ S. Egidio alla Vibrata/ Faraone
Notizie:  L'abito tradizionale femminile di Faraone di S. Egidio alla Vibrata, come si può ricostruire dall'osservazione di alcune tempere borboniche sui costumi tradizionali abruzzesi, presentava essenzialmente le caratteristiche dell'abbigliamento tradizionale abruzzese della fine del Settecento. In particolare esso, oltre al grande fazzoletto trinato sul capo, corsetto, maniche staccate, gonna e grembiule, presentava una sopra-gonna che costituiva in alto un secondo corsetto sovrapposto al primo. Agli inizi del XX secolo l'abito subì alcune fondamentali alterazioni, come emerge dai dati desunti dalla ricerca sul territorio; esso infatti si presentava costituito dalla camicia di cotone, un busto con lacci, sempre bianchi, e stecche interne, una pettorina ("pettina") decorata con merletti fini, una gonna ("sottana") per lo più di lana o mista di lana e cotone, un grembiule ("zinale") di stoffa rigata o puntinata tessuta nel telaio domestico, un giacchetto ("jeppéta") di cotone, che talvolta recava lateralmente un fiocco ("sfiocca"), che pendeva da una parte sola. A Faraone era in uso indossare, a seconda delle possibilità economiche, da tre a sette gonne sovrapposte, che davano in tal modo volume ai fianchi, secondo un canone estetico che evidentemente privilegiava l'opulenza e l'ampiezza delle dimensioni. Le gonne erano generalmente tessute in panno di lana o talvolta con fili misti di cotone bianco e lana colorata; la tintura veniva effettuata con succhi vegetali, estratti dalle foglie della pianta di sorbo (colore rosa), dalle bucce delle albicocche, o dalle foglie delle piante di carciofo; talvolta la gonna assumeva un colore screziato quando la tintura veniva effettuata mescolando estratti vegetali misti. L'oreficeria più diffusa consisteva in una collana di corallo, generalmente donata dalla futura suocera che l'appendeva personalmente al collo della futura nuora, in una fede d'oro e negli orecchini.
Informazioni:  Bibliografia * AA.VV., Napoli - Firenze e ritorno. Costumi popolari del Regno di Napoli nelle collezioni Borboniche e Lorenesi, Firenze - Napoli 1991, tav. XXXII. * Silvestrini E., Documenti etnografici nelle tempere lorenesi, in "Napoli - Firenze e ritorno. Costumi popolari del Regno di Napoli nelle collezioni Borboniche e Lorenesi", Firenze - Napoli 1991, pp.120-121.
Fig. 1. Costumi femminile e maschile di Faraone