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Introduzione

Il territorio abruzzese conserva molte testimonianze di epoca barocca, uno dei periodi più ricchi di interventi architettonici della nostra regione, come ebbe a definire il Benedetti in un pioneristico studio sull'argomento. Tra Seicento e Settecento non c'è centro abitato, sia esso una città o un piccolo paese montano, che non accolga le nuove tipologie e forme edilizie e non rifletta il nuovo gusto decorativo, dando vita ad una produzione non sempre di qualità, ma pure ricca di interesse dal momento che è in aperto dialogo con le tendenze e le ricerche elaborate nei centri maggiori del Barocco, divenendo punto di incontro e di confronto con le esperienze maturate al di fuori dei confini regionali. Molti sono gli edifici religiosi o privati che nascono ex novo, ma ancor di più sono gli esempi di "ammodernamenti" o riedificazioni che si susseguono lungo tutto il periodo barocco. Solo in alcuni casi gli ammodernamenti sono conseguenza unicamente di un cambiamento di gusto, per cui si interviene con marmi e strucchi a dare un nuovo volto soprattutto ad edifici di età medioevale che riflettono un'estetica ormai assai distante dallo stile "moderno" dell'epoca; il Barocco, in effetti, diviene soprattutto il linguaggio delle riedificazioni o dei "restauri" di edifici preesistenti che hanno subito danni, a volte assai rilevanti, a seguito dei numerosi terremoti che hanno segnato la storia della nostra regione per frequenza ed intensità (solo nel corso del Settecento se ne contano sette!). Tutto ciò giustifica ampiamente la grande varietà di soluzioni che possiamo osservare in pianta e nell'alzato analizzando anche solo gli esempi più significativi dell'edilizia religiosa di epoca barocca. Nel caso di chiese costruite ex novo prevale l'utilizzo ancora per tutto il Settecento di uno schema di origine tardo cinquecentesca che prevede la scansione dello spazio in tre navate, transetto e cupola, come troviamo nella parrocchia di S. Maria della Pace a Capestrano (AQ). Non mancano le varianti sul tema, come nella chiesa della Madonna dei Sette Dolori di Pescara, nella quale si semplifica la pianta rinunciando alla cupola e al transetto e mantenendo la scansione longitudinale in tre navate. Diffuso è lo schema gesuitico, che sul modello della chiesa del Gesù di Roma prevede, oltre al transetto e alla cupola, un'ampia navata fiancheggiata da una serie di cappelle, mentre meno fortuna ha l'aula unica absidata per la quale citiamo solo la chiesa del Beato Andrea a Montereale (AQ). L'adozione della pianta centrica induce gli architetti a soluzioni originali che danno vita a complessi molto interessanti, come l'oratorio della Concezione a Paganica (AQ), S. Agostino a l'Aquila, la chiesa del Carmine a Vasto (CH). Nel panorama artistico dell'epoca non mancano le cosiddette eccezioni tipologiche, chiese che non è possibile far rientrare in un preciso schema e forse anche per questo ancora più degne di attenzione; accanto ad esse citiamo S. Chiara di Città S. Angelo (PE), unico e felice esempio di utilizzo di una pianta triangolare nella nostra regione. Lì dove il linguaggio barocco è intervenuto su edifici preesistenti ha dato vita a molteplici soluzioni e varianti; sia nel caso di edifici ad aula unica, come le tante chiese mendicanti, che a pianta basilicale a tre navate, la nitida spazialità medievale viene articolata in cellule campate, cappelle, nicchie per altari, volte a botte o a vela e, sul perimetro dell'ultima campata, è spesso introdotta la cupola; facendo fronte anche a molteplici problemi strutturali, una numerosa schiera di architetti e stuccatori riusciranno infine a ridefinire, rimodellare e reinventare lo spazio secondo le nuove e "moderne" esigenze estetiche. La cultura architettonica abruzzese del Settecento si rivela frutto di molteplici influenze e flussi artistici i cui centri propulsori sono essenzialmente Napoli, Roma e l'area lombarda. Si può sommariamente sottolineare come la componente romana sia più attestata nell'area aquilano-sulmonese, quella napoletana si irradi soprattutto all'area degli altipiani, tra Pescocostanzo e Scanno e quella lombarda si concentri sull'area costiera da Penne a Vasto. Ma nel panorama generale non sono da sottovalutare altre esperienze artistiche che danno testimonianza di un quadro molto più complesso di quello appena accennato e delineano un continuo e dinamico movimento di maestranze forestiere da una zona all'altra d'Abruzzo, difficile da ricondurre entro rigidi schemi. Non è trascurabile ad esempio la presenza assidua di artisti comaschi, milanesi, bergamaschi in zone dell'Abruzzo interno quali Sulmona, l'Aquila e l'Alto Sangro tradizionalmente ricondotte ad influenze romane, per le quali ha invece giocato un ruolo essenziale l'esperienza del barocco settentrionale, come pure numerosi sono gli artisti napoletani attestati sulla fascia costiera a Città S.Angelo, Penne e Vasto, che mescolano il loro linguaggio a quello lombardo. Inoltre tra i nomi di grandi artisti e architetti "forestieri", che hanno lasciato testimonianza in terra d'Abruzzo quali Fuga, Fontana, Fantoni, Leomporri, Piazzola, Vanvitelli e Fanzago non va dimenticata tra le altre, l'importanza di una componente marchigiana legata al nome dei Giosaffatti, illustre famiglia di architetti, che vantava tra i suoi membri Giuseppe, un allievo diretto del Bernini. In questo panorama fitto di presenze "importate" va sottolineato anche il contributo non trascurabile della cultura artistica autoctona che trova in Pescocostanzo il suo centro di principale diffusione e negli artisti della famiglia Cicco, gli esponenti più conosciuti della cultura locale settecentesca.

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