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Introduzione

Nel corso dell'Alto Medioevo, alla sacralità immemorabile delle rocce, delle acque e delle grotte si collegò, come esempio tipico della cultura religiosa in Abruzzo l'eremitismo. Una risposta estrema, sia sul piano religioso che civile, alla disgregazione sociale e culturale che dopo il crollo dell'impero romano, chiuse la nostra regione in un isolamento spaventoso e per molti cristiani l'eremitismo divenne, come scrisse Ignazio Silone "la forma più accessibile di salvezza e di elevazione da una condizione umana dura, servile e prossima alla disperazione". Quindi l'eremitismo (dal greco monachòs cioè unico e solitario), era una forma di monachesimo cristiano, caratterizzata dalla fuga dal mondo sempre alla ricerca ascetica, in solitudine per dedicarsi interamente a Dio. La dimensione della solitudine passò dal singolo anacoreta alla comunità monastica che mirava a ricostruire una società perfetta, dove la vita fosse solo una strumento di perfezione dei suoi membri e un messaggio di salvezza per il popolo. Essi vivevano, inizialmente, in grotte e ripari sottoroccia per poi giungere a delle vere e proprie strutture munite d'ingresso, di cappella e zona abitativa. La devozione dei fedeli e l'ampliamento delle comunità monastiche fecero così nascere gli eremi, che costituiscono una tappa importante fra la primitiva grotta cultuale e la chiesa vera e propria. La storiografia antica, conosciuta grazie alla Vita scritta da Atanasio, indica Sant'Antonio Abate come il primo eremita, che nel corso del IV secolo andò a vivere nel deserto, seguendo l'esempio di Gesù Cristo. Esistevano vari tipi di eremitismi: "solitari", come Sant'Antonio che si ritirò a vivere nel deserto, gli "stiliti" che si ritirarono in cima ad alte colonne, e i "cenobi" che preferirono la vita comunitaria in un edificio circoscritto da mura, sotto la guida di un archimandrita. La storiografia recente ritiene l'Abruzzo una delle prime regioni che ricevette la cristianizzazione, grazie alla sua vicinanza con Roma. Le montagne impervie della nostra regione hanno rappresentato, nel corso dei secoli, un luogo adatto alla vita anacoretica e alla meditazione, tanto che in tutto l'Abruzzo si contano quasi cento eremi, che si sono conservati nel corso dei secoli sorretti dalla costanza della dedizione dei fedeli. Ancor oggi donano al visitatore il ricordo della magia e della sacralità che li hanno caratterizzati nel corso del tempo. Tra le figure di Santi eremiti che hanno abitato questi luoghi, la più emblematica è sicuramente quella di Pietro Angelerio, conosciuto come Fra Pietro dal Morrone, divenuto successivamente Papa con il nome di Celestino V e noto per il suo rifiuto al pontificato dopo solo pochi mesi.

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