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Introduzione

La grande importanza che rivestono la cura e lo sfruttamento del patrimonio idrico, sin dai tempi dell'antichità, non risponde solo ad una necessità primaria e funzionale dell'uomo di approvvigionamento pubblico d'acqua con la costruzione di pozzi, cisterne, fonti, fontanili, abbeveratoi, spesso situati fuori le porte delle mura dei borghi o lungo il loro perimetro, oppure lungo i tratturi, ma rappresenta una vera e propria arte riscontrabile, nei secoli, nell'impegno architettonico e artistico con il quale venivano realizzati acquedotti e fontane monumentali pubblici, ornando strade e piazze di centri minori e città. Per questo motivo le fontane, nel corso dei secoli, hanno sempre avuto una duplice finalità: funzionale, come mezzo di distribuzione dell'acqua, e decorativa. Oggi non si realizzano più lavatoi e abbeveratoi ed è sopravvissuto il solo aspetto decorativo: le fontane sono diventate principalmente fulcri di arredo urbano rafforzando al tempo stesso anche l'elemento aggregante. In Abruzzo, regione in cui la natura si è conservata pressoché intatta, le acque e le fonti hanno sempre avuto un ruolo significativo. Certo se in passato la funzionalità era l'elemento fondamentale- si pensi agli abbeveratoi e ai lavatoi- che ovunque avevano un ruolo centrale nella società e costituivano un punto di riferimento per due figure significative, il pastore e la lavandaia, il fattore estetico subentra successivamente con l'applicazione di fregi e decorazioni, e trasforma le fontane in elementi urbani. In ogni paese dell'Abruzzo ci sono fontane che raccontano vicende storiche, feste tradizionali, guerre e carestie o che, con la loro "voce" sono rimaste, nei borghi abbandonati, l'unico elemento vitale. A loro sono legate le antiche tradizioni, di loro parlano poeti e viaggiatori, di loro c'è memoria nei testi delle canzoni che sono l'espressione forte dell'Abruzzo più autentico. Nell'antichità alcune sorgenti e fonti, su cui sorsero in seguito vere e proprie fontane, erano note per il culto delle loro acque legato a varie divinità (Atri, Santuario di Ercole Curino a Sulmona, Fonte S. Ippolito a Corfinio) oppure perché si ritenevano fossero dotate di qualche virtù terapeutica (Penne, Canistro, Caramanico, Popoli, Raiano, Corfinio); ancora oggi, le fonti sacre che sovente venivano decantate da antichi poeti e scrittori, per questi ed altri motivi, detengono un prezioso valore culturale. Erano diffusi anche pozzi e cisterne per la raccolta di acque piovane (Chieti, Oricola Civita Carsulae, Cattedrale di S. Maria Assunta e Cisterne di Palazzo Acquaviva ad Atri, Fortezza di Civitella del Tronto, Castellalto, Tagliacozzo, Civitacquana, Scurcola Marsicana, Campli), mentre le colline della fascia costiera teramana ci restituiscono le più antiche fonti abruzzesi a noi pervenute, le cosiddette "fontane archeologiche" che erano collocate al di fuori di ogni porta della medioevale cinta muraria della città di Atri, note principalmente per la loro caratteristica struttura di tipo assiro - babilonese a Kanat (o Qanat) o galleria drenante simile ad un sistema idrico inventato in Persia 3000 anni fa. Si tratta di condotte chiuse o di canali di drenaggio sotterranei di debole pendenza, scavati in un acquifero per raccogliere per gravità le acque sotterranee. Come ad Atri, anche a Lanciano, erano diverse le fontane, ora scomparse, che servivano ogni quartiere dell'antica città mentre, secondo la tradizione, L'Aquila, addirittura di fontane ne contava novantanove insieme ai novantanove castelli, rioni, piazze e rintocchi della Torre civica. Nel XIII sec. con il rifiorire della vita urbana si diede nuovo impulso anche alle opere pubbliche: frequenti sono le sistemazioni di fontane in cornici architettoniche impreziosite da teorie di archi (Lanciano, Atri, Collebrincioni) oppure in bacini chiusi su tre lati da un muro (L'Aquila, Gagliano Aterno, Acciano, Cocullo, Picenze); in questo periodo si diffonde anche il tipo a vasca con stelo centrale che è una rielaborazione del tema medievale del pozzo con parapetto poligonale (Fontana di Fontecchio simile a quella di Viterbo e Perugia) diffusa anche nei secoli successivi ( Pacentro del XVII sec.) e che ebbe grande seguito nel nord-Europa soprattutto in Francia. Una successiva elaborazione della fontana di Picenze è la cinquecentesca fontana di S. Rocco a Poggio Picenze simile a quella di Villa di Mezzo, mirabili esempi di fontane a doppio corpo. Molto diffusa è anche la tipologia a muro, a coronamento orizzontale o a timpano, con vasca e mascheroni (Sulmona, Barisciano, Pescocostanzo, Tagliacozzo). Nel Rinascimento e nel manierismo la fontana assume il ruolo di principale elemento di arredo urbano, di conseguenza si dà risalto agli elementi decorativi generalmente espressi con gruppi scultorei posti al centro di vasche di forma varia. Questo tipo di fontana si diffonde in Abruzzo soprattutto nell' ottocento (Pratola Peligna, L'Aquila, Pettorano sul Gizio). Sempre ottocentesca è la mostra d'acqua, concepita come vasca arricchita da elementi scultorei e addossata ad un vasto prospetto architettonico, la cui configurazione si ritrova nella Fontana del Nettuno a L'Aquila.

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