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Personalizza lo stile

Introduzione

Le discipline artistiche e ancor meglio l'architettura alla fine del sec. XIX furono caratterizzate da una progressiva perdita di identità del linguaggio espressivo che invece in età umanistica fu definito da statuto e fisionomia propri. Questo sistema entrò in crisi fra il XVIII e il XIX secolo, in seguito ai ben noti processi di trasformazione socio-economica, messi in atto dalla organizzazione della sfera produttiva del lavoro industriale. Ancora, lo sviluppo tecnologico intimamente connesso alla sperimentazione di nuovi materiali quali il ferro e il cemento, andava via via sempre più offuscando il lavoro artigianale che, dal 1860, fu oggetto di profonda revisione assieme alla rifondazione delle arti applicate, grazie all'iniziativa di personaggi quali William Morris e John Ruskin. Ma sono gli anni, compresi tra la fine del Neoclassicismo e l'affermarsi del movimento Art Noveau, soprattutto per l'architettura, dell'eclettismo storicistico ovvero dei revivals stilistici, del richiamo e della simultanea presenza di diversi "stili" e forme artistiche del passato (classicismo, romanico, gotico, rinascimentale, egizio, orientale o moresco) rielaborate a qualsiasi forma, significato e tipologia architettonica (edifici rappresentativi, musei, monumenti, cattedrali, stazioni ferroviarie, abitazioni ecc.). A tal fine, la tradizione fu vista come un repertorio di modelli e ornamenti da imitare e dal quale attingere liberamente, repertorio divulgato anche attraverso la pubblicazione di libri e disegni. Analogamente, considerando lo stile come un sistema oggettivo di forme, l'eclettismo portò alla scissione degli elementi dell'architettura passata dal proprio naturale ambiente storico e alla loro fusione in organismi moderni associando uno stile specifico ad ogni tipologia edilizia (il neogotico fu adottato per l'architettura religiosa, il neorinascimento per funzioni amministrative, ecc.) fino ad arrivare, dopo il 1850, alla contemporanea presenza di più stili in uno stesso edificio. Ma sono anche gli anni della nascita degli stati nazionali, dell'espansione delle principali città europee e del rinnovo del tessuto edilizio urbano, sull'esempio di città come Parigi, Vienna ecc., in cui malgrado la mancanza di unità stilistica si riuscì a ricreare un omogenea visione dell'organismo urbano rispecchiante le caratteristiche della nascente città borghese. La cultura italiana eclettica, che non produsse opere di particolare importanza, fu rappresentata da Luca Beltrami, Alessandro Antonelli, per le originali soluzioni strutturali e tecnologiche, Gaetano Koch, Gino Coppedè, Gaetano Moretti. Camillo Boito invece, opponendosi all'eclettismo, si ispirò al romanico nella ricerca e nel tentativo di definire di uno "stile nazionale". In questa temperie culturale e nel breve corso di qualche anno - siamo ormai intorno al 1890 e fino al 1915 - si affermò un nuovo "movimento" estetico, l'Art Noveau, in reazione all'imitazione degli stili storici: prese avvio in Belgio con la realizzazione della Casa Tassel a Bruxelles ad opera di Victor Horta, e successivamente si divulgò a livello internazionale in forme e denominazioni diverse, grazie alle sperimentazioni formali di architetti quali Otto Wagner, Henry Van de Velde, Antoni Gaudì, solo per citarne alcuni. Esploso con la prima Esposizione internazionale d'arte decorativa moderna del 1902, allestita al parco del Valentino a Torino, in Italia il "modernismo", così definito dai suoi rappresentanti e fautori, assunse il nome di Liberty, da Arthur Lasenby Liberty, titolare della omonima ditta londinese di oggetti d'arte decorativa in "modern style", che aveva aperto un negozio nella Galleria di Milano. Il movimento artistico cercò ispirazione nella forza della linea, nel tema del floreale, nella natura, negli andamenti sinuosi delle forme vegetali, biologiche e fitomorfe, combinate a volute, a elementi di fantasia oppure a motivi iconici e stilistici derivanti dall'arte giapponese. Nelle decorazioni architettoniche troviamo spesso l'impiego di nuovi materiali: il cemento, più versatile dei materiali tradizionali come la pietra; successioni ritmiche di elementi ricorrenti come nel caso delle piastrelle di maiolica; ma è nelle ringhiere in ferro battuto che la ricerca artistica si discosta di più dai repertori tradizionali. Il nuovo gusto e i relativi stilemi furono applicati a tutte le categorie del costume e ad ogni disciplina artistica, dalla pittura alla scultura, dalle arti applicate a qualsiasi oggetto della vita quotidiana, abbigliamento compreso. Si assisteva al sorgere di una nuova progettualità globale che dall'urbanistica andava ad interessare ciò che definiamo oggi industrial design, la produzione in serie, unita alla sperimentazione di nuove forme, tecniche e materiali. Uno stile ornamentale, quindi, consistente nell'aggiunta di un elemento edonistico ad un oggetto utile. Ma fu nell'architettura, ribadendo il concetto di continuità tra interno, esterno e arredamento, che la nuova tendenza assurse quasi a livello di "stile", maggiormente diffuso nelle case d'abitazione privata, signorili e no, e a seguire, negli edifici industriali o comunque destinati alla produzione, in quelli commerciali, termali, nei teatri, nei cinematografi, negli spazi espositivi. E' un gusto che penetrò in tutti gli strati della società borghese e che venne divulgato per mezzo delle riviste d'arte e di moda, del commercio e del mondo pubblicitario, delle esposizioni mondiali e degli spettacoli. In Italia i promotori del nuovo stile, solo per citarne alcuni furono per l'architettura, Raimondo D'Aronco, Giuseppe Sommaruga, Pietro Fenoglio, Ernesto Basile; il mobiliere Eugenio Quarti; l'arredatore Carlo Bugatti; lo scultore Leonardo Bistolfi; il ceramista Galileo Chini; lo scrittore Enrico Thovez. I centri più importanti furono Torino, Milano, Roma, Palermo, Firenze, Lucca, Viareggio e l'Emilia- Romagna. La divulgazione del nuovo gusto interessa solo marginalmente l'Abruzzo. I centri capoluogo di provincia quali L'Aquila, Pescara, Chieti e Teramo o quelli minori come Sulmona, e in generale gli altri piccoli centri della costa adriatica, quali Lanciano, Vasto, Giulianova, risentono in questo periodo dello sviluppo urbanistico che dalla metà dell'Ottocento ha coinvolto un po' tutta l'Europa. Nell'ambito di questo rinnovamento urbano si inseriscono, in un linguaggio formale dominato tendenzialmente da influssi eclettici e accademici, alcuni episodi di architettura liberty, villini d'abitazione privata, palazzine e palazzi. In Abruzzo il liberty appare in toni pacati e non sempre di immediata identificazione, oppure si riduce a puro apparato decorativo in edifici di impostazione eclettica, medioevale o rinascimentale come avviene in alcuni palazzi di Vasto, con il nuovo tracciato di Corso Nuova Italia, o di Lanciano nel nascente Corso Trento e Trieste. A volte vengono anche interpellati architetti di grande risalto come Gino Coppedè che sempre a Lanciano realizzerà la nuova sede del Banco di Roma e la villa Marcantonio a Mozzagrogna. A Pescara predomina il tema della casa isolata che si diffonde, con medesime caratteristiche, lungo tutta la costa adriatica da Giulianova a Vasto. Di simili dimore affiancate a palazzi o palazzine ne troviamo sul lungomare nord e in quello sud di Pescara, nel centro città o in collina. Ma principalmente troviamo villini nel quartiere della Pineta Dannunziana, organizzato in 52 insule secondo l'idea di "città giardino" scaturita dall'ingegnere Antonino Liberi con il "Progetto Pineta", piano di risanamento, proposto al Consiglio Comunale di Pescara il 14 settembre 1912. Un intervento di carattere compiuto, nella unicità dell'idea insediativa proposta, di case a mattoni a vista e non, a un piano o due, a volte con torretta-altana insistenti ognuna su un lotto di terreno adibito a giardino all'italiana. Gli stilemi sono quelli classici rinascimentali fitomorfi rielaborati in chiave più o meno Liberty specialmente negli apparati a decoro della fascia di coronamento in cui festoni e ghirlande si alternano a temi marini come nel caso delle conchiglie. A volte a sottolineare architravi e fregi, compaiono accentuati cromatismi in successioni di piastrelle decorate di maioliche a disegni ricorrenti come ben si vede nel coronamento di Palazzo Michetti, sempre a Pescara.

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