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Introduzione

(Dal XII al XV secolo) La presente trattazione ha lo scopo di offrire una panoramica sul tema della scultura lignea abruzzese del periodo che va dal XII secolo, a partire dal quale essa si sviluppò in maniera florida, originale e pertanto degna di interesse, fino al XV secolo, epoca in cui nuove esperienze culturali e nuovi contenuti si proposero agli scultori, la cui impronta artistica iniziò ad essere influenzata dall'imminente gusto rinascimentale. Tale produzione nacque in un contesto nel quale l'arte scultorea in generale, quantunque di qualità assai pregiata, ricopriva un ruolo sostanzialmente funzionale rispetto all'architettura, essendo utilizzata come opera di ornamento e decorazione delle numerose strutture monumentali, soprattutto di carattere religioso, frutto dalla fiorente attività edilizia medievale. E' principalmente attraverso la realizzazione di opere lignee che la scultura iniziò a maturare un'esperienza autonoma e al contempo assolutamente all'altezza dell'erudito panorama artistico del periodo, trasferendo e sintetizzando nell'intaglio ligneo l'alta qualità derivante dalle già affermate produzioni della pittura e della scultura in pietra. Il diffondersi di cattedrali, chiese conventuali e chiesette rurali rese sempre più elevata la richiesta di manufatti a carattere liturgico e devozionale e l'utilizzo della materia lignea riuscì a rispondere in maniera più che soddisfacente a tale esigenza. Il legno costituiva infatti un materiale economico, oltre che facilmente lavorabile, ed i folti boschi dei territori abruzzesi erano pieni di abeti, cipressi, castagni, rovere: tutte varietà molto adatte alla scultura. La centrale posizione geografica dell'Abruzzo e la floridezza sempre maggiore delle sue città permise di aprire le proprie tecniche di rappresentazione scultorea a scambi e contatti con importanti correnti artistiche, sia durante la fase medievale sia dopo aver varcato la soglia del Quattrocento. Le influenze più importanti sono da ricondursi ad uno specifico stile gotico di provenienza francese, i cui echi giunsero in Abruzzo sia dagli ambienti umbro e toscano, in riferimento ai quali interessanti risultano i legami rintracciabili tra sculture lignee abruzzesi ed orvietane, sia da quello napoletano. Napoli fu infatti luogo di confluenza di artisti di vario genere, tra cui anche scultori, che per vari decenni solerono dalla Francia convenire al servizio della raffinata Corte Angioina, dalla quale i riflessi di questa corrente francesizzante si espansero anche in Abruzzo. Fu così che, nella nostra regione, già a partire dalla fine del XIII e gli inizi del XIV secolo lo stile di impronta schiettamente romanica, che contraddistingueva la scultura lignea del periodo, iniziò ad essere aggiornato ed ingentilito dal nuovo linguaggio espressivo di gusto gotico. Numerose sono le sculture rappresentanti Madonne e Santi contenenti un primordiale compromesso tra i severi schemi compositivi di origine romanica e le prime, timide soluzioni lineari di stile gotico. Tali esempi si ritrovano in tutta la montagna abruzzese, dalla zona dell'Aquilano a quella del Chietino, alcuni conservati nei luoghi originari, molti altri custoditi nel Museo Nazionale d'Abruzzo dell'Aquila. Andando avanti nel tempo gli esiti dell'ormai avviato percorso evolutivo della scultura lignea abruzzese rivelarono caratteri artisticamente sempre più alti e, accanto ad esemplari più rustici, si produssero opere nelle quali l'elemento gotico si fuse con quello romanico secondo un modello sempre più raffinato. È interessante notare come, su questo nuovo linguaggio espressivo di matrice gotica, la mano degli artisti locali riuscì a costruire una tradizione figurativa autonoma, nella quale gli elementi compositivi della forte tradizione romanica non gravavano come semplici sopravvivenze di un genere ormai superato, ma continuavano a rappresentare l'espressione di consuetudini artistiche locali e della realtà culturale e religiosa ad esse collegata. In tal modo gli arcaici caratteri di essenzialità, solennità, solidità mantennero la propria connotazione rivivendo in una nuova e più raffinata atmosfera, nella quale trovarono spazio nuove soluzioni lineari, sinuose, eleganti. Un affascinante esempio di tale maturità e coerenza di stile è rappresentato dalla Madonna di San Silvestro, oggi nel Museo Nazionale d'Abruzzo; essa costituisce uno dei più significativi traguardi dell'esperienza artistica che la scultura lignea abruzzese visse a cavallo dei secoli XIII e XIV. Vi si ritrovano infatti soluzioni riconducibili ad una indubbia nonché straordinaria sensibilità artistica, che ha dato forma ad un elegantissimo modello di Vergine-Regina. Una presenza di grande rilievo in tale periodo è quella del Maestro della Santa Caterina Gualino, artista di formazione umbra ma fortemente radicato in Abruzzo, al quale si devono i pregevoli esemplari della Madonna del Duomo di Teramo, della Madonnina di Sant'Omero e di quella di Santa Maria di Brecciano a Villa Brozzi, presso Montorio al Vomano. Superata la piena fase della cultura francesizzante e giunti dunque alle soglie del XV secolo, le scuole locali continuarono ad intessere relazioni artistiche con l'esterno e, tra queste, fu quella aquilana a raggiungere la massima espansione. E' proprio uno dei maggiori esponenti di tale scuola, Silvestro di Giacomo da Sulmona, detto Silvestro dall'Aquila, che diede seguito ad una serie di importanti contatti con Firenze e Roma aprendo la produzione abruzzese alle prime forme dell'arte del nostro Rinascimento. Silvestro dall'Aquila può essere considerato l'indiscusso protagonista della scultura lignea locale del XV secolo rappresentando uno dei pochi punti di riferimento in una produzione caratterizzata, sino ad allora, se non dall'anonimato, da una forte imprecisione nella possibilità di determinazione della paternità delle opere. La rappresentazione sacra si innova ulteriormente, il modello della Vergine-Regina inizia ad essere sostituito con quello della Madre, come dimostra l'esempio della Madonna dei Lumi di Civitella del Tronto, opera di Silvestro, nel quale la Madonna si piega verso il Bambino in atto di adorazione. All'interno della scultura lignea abruzzese è possibile individuare due principali filoni produttivi: quello delle statue, di cui si conserva ancora oggi un discreto numero di pezzi, e quello delle porte, i cui esemplari noti sono senz'altro inferiori, essendosi dispersi nel tempo a causa dei successivi rifacimenti degli edifici architettonici ai quali esse appartenevano. Il maggiore sviluppo della statuaria si ebbe con il periodo angioino, quando si affermò in maniera preponderante come arte ormai autonoma, indirizzata soprattutto verso la creazione di oggetti destinati al culto. In questa fase folte schiere di artisti ed artigiani popolarono le chiese d'Abruzzo di immagini sacre aventi lo scopo di rappresentare il più concretamente possibile la divinità e catturare in tal modo l'attenzione dei fedeli. Le statue erano generalmente realizzate utilizzando un unico pezzo di legno e la loro conformazione si adattava alla sezione di tronco da cui erano ricavate facendo in modo che il corpo da rappresentare seguisse la curva obbligata creata dal legno. Il tronco veniva alleggerito svuotandolo nella parte interna e poi, attraverso appositi strumenti, modellato all'esterno in forme tendenzialmente affusolate sulle quali erano quindi applicate delle sottili strisce di lino a loro volta ricoperte da uno strato di mestica, composto da gesso e colla. Tale operazione permetteva di levigare la superficie e rifinirne l'intaglio rendendo la scultura pronta per la decorazione con il colore ad acqua, la cui vivace policromia conferiva una particolare vitalità e forza di suggestione al manufatto. Vale la pena di sottolineare, proprio in relazione a quest'ultima fase di decorazione, l'importante ruolo, nell'esecuzione delle sculture, affidato al pittore, il quale, attraverso la coloritura del corpo scolpito, doveva conferire quel tocco finale capace di dar vita al blocco di legno. Non sempre pittore e scultore coincidevano con la stessa persona e ciò a riprova della complessità di esecuzione tecnica che caratterizzava la realizzazione scultorea. La produzione statuaria si orientò principalmente verso il gruppo scultoreo della Madonna col Bambino, seguendo una generale tendenza diffusasi in Italia centrale, sin dalla fine del XII secolo, che vide l'intensa fioritura di veri e propri centri specializzati nella realizzazione di questo genere. La rappresentazione più frequente era, più precisamente, quella della Madonna seduta con il Bambino appoggiato sul ginocchio sinistro, più raramente su quello destro; solitamente entrambi con la corona sul capo. Tutto l'insieme era realizzato in una composizione verticale, idealmente racchiudibile in una forma ogivale. Tradizionalmente la scultura veniva conservata in un grande tabernacolo dipinto, da cui la tendenza a lavorare con maggior cura la parte anteriore della statua, cioè quella visibile. Questa sorta di cassa era decorata all'interno con piccoli riquadri dipinti, il più delle volte su fondo dorato, i quali raccontavano la storia della Vergine o del Santo protettore in essa custoditi. Le radici iconografiche di questo cospicuo gruppo di immagini della Vergine con il Bambino vanno ritrovate nella tradizione bizantina, accanto alla quale si inserisce pure una influenza tardoromanica nordica; da ciò si rispolvera un'immagine dell'Abruzzo medievale e rinascimentale di assoluta apertura alle suggestioni artistiche provenienti dall'esterno. Accanto a queste produzioni quasi seriali di Madonne si rintracciano altre sculture lignee, meno numerose ma di certo non meno significative, rappresentanti alcuni Santi ed il Crocifisso. Si ricorda a tal proposito il duecentesco Cristo del Duomo di Penne, assoluto capolavoro nell'ambito della singolare tipologia dei gruppi lignei di Deposizione a più figure. Una seconda, importante, corrente produttiva della scultura lignea abruzzese è, come anticipato, quella relativa alle pregevolissime porte d'epoca medievale, delle quali purtroppo sopravvive oggi un ristretto numero di esemplari. Le cause del loro fenomeno dispersivo sono da ricondursi sia alla deperibilità del materiale del quale esse erano costituite sia ai rimaneggiamenti e alle ricostruzioni che coinvolsero nel corso dei secoli gli edifici ai quali appartenevano. Questi esemplari rappresentano ad ogni modo l'espressione del vigore conquistato dal genere della porta nell'Italia centro-meridionale, in stretta relazione con l'importazione, nella seconda metà dell'XI secolo, di sei porte bizantine nelle località di Amalfi, Montecassino, Roma (Basilica di S. Paolo fuori le mura), Santuario di Monte Sant'Angelo sul Gargano, Atrani, Salerno.