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Introduzione

L'Abruzzo è una terra ricchissima di materiale scultoreo medievale, che testimonia l'antica vita dei suoi insediamenti religiosi urbani e monastici. Oggetto di questa ricerca sono essenzialmente i frammenti di arredo sacro più apprezzabili e meglio conservati (amboni, cibori, paliotti d'altare, lastre di recinzione presbiteriale, candelabri), ovvero il materiale scultoreo più ricco e scenografico. Di grande rilievo sono innanzitutto i preziosi frammenti altomedievali ancora presenti in regione, spesso riutilizzati in contesti estranei alla collocazione originaria. Tali pezzi rappresentano l'unica testimonianza artistica sopravvissuta dall'età longobarda e carolingia, dato che in tutto l'Abruzzo non si sono conservati edifici di culto appartenenti al periodo che va dalla tarda età imperiale al Mille. Pertanto tutto ciò che ci rimane, di questo periodo storico lungo e poco conosciuto, è un insieme piuttosto ingente e variegato di reperti scultorei provenienti per lo più dalle antiche chiese diocesane o dalle grandi abbazie dell'epoca, sopravvissuti spesso al passare del tempo grazie alla loro "trasportabilità", al loro riutilizzo quale materiale da costruzione nelle grandi fabbriche romaniche, oppure in pochi casi, grazie allo spiccato valore artistico dei manufatti. A partire dall'XI secolo, inizia la straordinaria stagione del romanico abruzzese che lascerà testimonianze spettacolari sull'intero territorio regionale e conferirà alla regione quel suo particolare carattere monastico e benedettino. Vengono ricostruite le grandi abbazie e le chiese diocesane, arricchite da un fantasioso e variegato arredo liturgico. Tra le opere dell'età normanna spiccano su tutte i capolavori della bottega di Roberto e Nicodemo (ciborio di S. Clemente al Vomano, ciborio e ambone di S. Maria in Val Porclaneta, ambone di S. Maria del Lago a Moscufo, ambone di S. Stefano a Cugnoli), sintesi ardite di elementi decorativi longobardi, arabi, celtici, animate da ermetici programmi iconografici tesi alla rappresentazione simbolica della liberazione dell'uomo dal peccato. Le opere di Nicodemo e Roberto, nella loro singolarità, rimarranno senza seguito per essere soppiantate presto da quello "stile fiorito", che si diffonderà nell'arredo sacro abruzzese a partire dall'ambone di S. Pelino a Corfinio (1180), segnato dal ripetersi del caratteristico motivo a fiorone, dalle cornici a motivi vegetali stilizzati, dai tralci che disegnano anse ritmiche, tutti elementi decorativi che rimarranno segni tipici dell'epoca. A questa tendenza fortemente dominata dall'ornamentazione fitomorfa si affiancano lavori caratterizzati da raffigurazioni tratte dal ricco bestiario medievale, in cui spesso animali reali, atteggiati e contorti in pose ricercate e innaturali, vivono fianco a fianco con creature fantastiche. Mirabile rimane l'opera del maestro Acuto che a Pianella nei primi anni del Duecento, firma un pulpito singolarmente in bilico tra tradizione e stravaganza, all'insegna di un insolito vigore plastico e di effetti chiaroscurali. La ricca stagione dell'arredo sacro medievale abruzzese può concludersi sommariamente tra il XIII e il XIV secolo, con l'ultimo capitolo fondamentale della sua storia, quando nella regione vengono immessi impulsi esterni provenienti soprattutto dal Lazio, coincidenti con l'arrivo di maestranze cosmatesche che lasceranno ad Albe, Rocca di Botte, Corcumello a Manoppello le loro tipiche opere scintillanti di mosaici vitrei che tanto hanno caratterizzato il Duecento romano.