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Paesaggio nell'Arte - Provincia dell'Aquila

Lear Edward, Ortucchio - Castello Piccolomini

Comune:  Ortucchio
Come arrivare:  A 25 Uscita Pescina da Napoli A1, uscita Cassino; SS 6, Superstrada del Liri, seguire le indicazioni per Sora/Avezzano
Notizie:  Il disegno, intitolato "Ortucchio - Castello Piccolomini", fu realizzato dallo scrittore ed artista inglese Edward Lear (v. scheda autore) a corredo delle notizie contenute nel volume "Illustrated Excursions in Italy" (edito nel 1841), resoconto del "Grand Tour" effettuato nella nostra regione dal viaggiatore durante il suo soggiorno romano (a partire dal 1837); vi è ritratto il castello di Ortucchio sulle sponde del lago Fucino. Il castello Piccolomini di Ortucchio rappresenta un raro caso di fortezza lacustre medievale: il suo impianto sorse sull'unica isola abitata del Fucino, l'isola di Ortucchio, e questa circostanza determinò la sua particolare conformazione architettonica, che risente del rapporto della struttura difensiva col lago. La storia della fortificazione inizia verso la prima metà del Trecento, quando i conti di Celano avvertirono la necessità di dotare l'isola (dove si trovava un piccolo centro di pescatori ed agricoltori, cresciuto attorno alla chiesa di S. Maria sul colle detto di S. Orante) di una torre portuale; pertanto fecero erigere un torrione a pianta quadrata (che divenne poi il maschio del castello), la cui costruzione, però, ebbe come conseguenza lo spostamento dell'abitato nelle vicinanze del porto, e in seguito, durante il governo del conte Pietro e dell'Acclozamora, la separazione del torrione dal paese tramite un fossato ed un recinto quadrato dotato di torri. Un documento aragonese del 1445 testimonia l'importanza acquisita dal castello e dal vicino centro abitato, poiché "Ortucchium" figura come feudo fra i possedimenti del già citato Leonello Acclozamora, conte di Celano e duca di Bari; alla sua morte il castello, ereditato da Ruggerotto (ultimo dei conti di Celano e della lunga dinastia dei conti dei Marsi), fu luogo di prigionia di Jacovella di Celano, vedova dell'Acclozamora e madre di Ruggerotto. La cruenta battaglia per il possesso del feudo tra i Piccolomini e Ruggerotto (nella quale quest'ultimo perse la vita) causò la distruzione del primo castello di Ortucchio, conquistato e distrutto nel 1463 dalle truppe di Napoleone Orsini al servizio di papa Pio II (al secolo Enea Silvio Piccolomini); alla fine della battaglia il papa donò il feudo di Ortucchio e tutta la contea di Celano a suo nipote Antonio Piccolomini, duca di Amalfi, dal 1461 marito di Maria d'Aragona, figlia del re di Napoli Ferdinando I, che nel 1484 confermò il possesso della contea al genero. Dal 1465 egli provvide alla pressoché totale riedificazione del forte, conferendogli l'impronta di un'architettura severa ed armonica, in linea col diffuso stile rinascimentale. I lavori di rifacimento terminarono nel 1488, come risulta dall'iscrizione ancora conservata sul portale d'ingresso al maniero (ANTONIVS. PICHOLOMINEVS./ DE. ARAGONIA. AMALFIAE. DUX./ ATQ(ue). CELANI. COMES. REGNI./ SICILIAE. MAGISTER. IVSTICIARI/ VS. AD. CONSERVANDVM. IN./ OFFITIO. OPPIDANOS. HANC./ ARCEM. EXTRVXIT./ A. FVNDAMENTIS./ .M.CCCC.LXXXVIII.); l'iscrizione sta a testimoniare la funzione originaria del castello, quella di presidiare il lago e tenere a bada gli "oppidani" (ovvero gli abitanti del borgo di Ortucchio), contrari alla politica fiscale ed armentizia dei Piccolomini, che imponevano tasse onerose e, in alcuni casi, persino l'esproprio dei pochi terreni agricoli disponibili per ridurli a pascolo per i propri armenti. Anche il nuovo impianto urbanistico di Ortucchio, una struttura regolare racchiusa da un lungo muro dotato di torri rotonde e strettamente legato al castello, con le sue strade longitudinali ben controllabili dall'alto mastio e dalle sue colubrine, nonché la creazione della "Stanga", postazione dove veniva ritirata la "terziaria" (tassa sulla caccia e la pesca consistente nella terza parte dei pesci e degli uccelli acquatici catturati), confermano l'intento dei Piccolomini di tenere sotto stretto controllo i loro sottoposti. Il conte, inoltre, rese l'edificio più efficiente col raddoppio e l'innalzamento delle murature, l'aggiunta sugli angoli delle quattro torri rotonde, il perfezionamento delle ali di fabbricato laterali e la riduzione in altezza dell'ingresso arcuato fra la darsena e la peschiera interna, al fine di facilitare l'accesso al Fucino; il mastio, l'originaria torre con merlatura fortemente aggettante su beccatelli, venne inglobato nella cortina muraria (anziché essere in linea con essa), distinguendosi così dalla classica tipologia delle fortificazioni più tarde. Il portale d'ingresso è rivolto verso il borgo abitato, mentre la posterla è orientata verso il lago e testimonia l'esistenza di un ponte levatoio su questo versante; alla base del lato nord del mastio, inoltre, speroni rocciosi e tracce di muratura denunciano l'esistenza di un "battiponte" che permetteva il collegamento con l'abitato. La pianta del forte è di forma trapezoidale e presenta agli angoli massicci torrioni di forma circolare, dei quali quello posto a nord-ovest conserva solo il basamento; l'intera struttura è circondata da un profondo fossato (in parte scavato nella roccia), ma più che di un sistema di difesa si trattava di una pratica via d'accesso, essendo esso collegato direttamente alle acque del lago: queste, penetrando parzialmente nei fossati del castello, creavano sul settore ovest una darsena, tramite la quale si inoltravano all'interno della cinta muraria riempiendo una "peschiera" (utilizzata come ricovero di imbarcazioni), dalla quale si poteva anche accedere agli ambienti superiori del castello. Ma i continui innalzamenti delle acque del lago resero impraticabile l'accesso alla peschiera interna del castello ed anche il nuovo borgo creato dai Piccolomini fu quasi totalmente sommerso (nel 1816 i livelli lacustri raggiunsero gli altari della chiesa parrocchiale di S. Rocco, situata al centro del paese). Dopo esser stato per più di quattro secoli, fino all'abolizione del feudalesimo (1806), uno dei punti strategici della scacchiera fortificata del Fucino (insieme ai castelli di Avezzano e Celano e alle torri dei borghi fortificati attorno al lago), il castello venne definitivamente abbandonato nei primi anni del Novecento (anche a causa del prosciugamento del Fucino, evento che gli fece perdere la sua caratteristica peculiare) e versava già in pessime condizioni quando il terremoto del 1915 gli infierì il colpo di grazia, facendo cedere alcune strutture già duramente lesionate. Solo a partire dal 1963 e fino alla fine del secolo, lo Stato avvertì la necessità di dare avvio a lavori di restauro del complesso monumentale: dopo i primi interventi effettuati dalla Soprintendenza ai BAAAS, mirati allo sgombero delle macerie e del notevole terreno di riporto del fossato (completamente interrato), dal 1976 si procedé allo svuotamento delle strutture interne, portando alla luce il grande vano della peschiera scavato nella roccia e la seconda cinta di mura che circondava il fossato ad ovest, dividendo il castello dal lago; in questa fase del restauro vennero integrate le murature che risultavano danneggiate nelle cortine esterne, mentre gli ambienti interni furono svuotati dalle macerie, compresi i camminamenti interni delle torri. Attualmente il castello, riportato a forme leggibili, attende di essere reso fruibile dagli abitanti del luogo e dai turisti affascinati dalla sua monumentalità e dal suo antico e raro legame con il grande lago Fucino che ancora timidamente sopravvive nel sottostante laghetto.
Edward Lear, Ortucchio - Castello Piccolomini.
Il Castello Piccolomini di Ortucchio in una foto d'epoca.
Pianta del Castello Piccolomini.
Iscrizione riguardante il rifacimento del castello ad opera di Antonio Piccolomini.