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Paesaggio nell'Arte - Provincia dell'Aquila

Atkinson Amy, Tagliacozzo

Comune:  Tagliacozzo
Come arrivare:  A25, uscita TAGLIACOZZO, proseguire per 17 km in direzione Tagliacozzo.
Notizie:  L'acquerello, intitolato "Tagliacozzo", raffigura uno scorcio del paese e venne realizzato dall'artista americana Amy B. Atkinson (v. scheda autore) a corredo del volume della scrittrice inglese Anne MacDonell, "In the Abruzzi" (edito nel 1908), frutto del "Grand Tour" effettuato dalle due donne nella nostra regione nel 1907. Tagliacozzo, comune di circa settemila abitanti in provincia dell'Aquila, è il terzo centro abitato della Marsica per estensione territoriale e per abitanti. Il suo toponimo (noto a partire dall'XI secolo) significherebbe secondo alcuni studiosi "taglio nella roccia", ad indicare la fenditura che divide il monte, nella quale si è sviluppato l'insediamento urbano; la cittadina è particolarmente famosa per aver dato il nome all'importante battaglia del 1268 (combattutasi in realtà nei Campi Palentini presso Scurcola Marsicana) tra Corradino di Svevia e Carlo d'Angiò, conclusasi con la vittoria di quest'ultimo, la quale viene ricordata anche da Dante nel XXVIII canto dell'Inferno (vv. 17-18: "...e là da Tagliacozzo, / dove sanz'arme vinse il vecchio Alardo"). Fondata probabilmente dai Goti già nel V secolo (ma non mancano attestazioni di epoche precedenti, con tracce consistenti di insediamenti in grotte o ripari sotto roccia databili al Neolitico ed all'età del Bronzo), la prima fonte storicamente attendibile relativa all'esistenza di un centro abitato nel luogo dell'attuale Tagliacozzo risale all'XI secolo, quando è attestata l'esistenza di un abitato con base nel castello sul Monte Civita, appartenente alla Contea dei Marsi, creata al tempo della conquista franca a spese del Ducato longobardo di Spoleto e concessa in feudo nel 926 da Ugo di Provenza a Berardo il Francigeno (capostipite della casata dei Berardi). Prima di tale data vi sono soltanto riferimenti al monastero di S. Cosma in Heloritu (oppure Elorito, Olerito, Hilaretu, corruzione medievale dal latino "lauretum" = laureto, bosco di allori), rintracciati in diplomi imperiali forse già carolingi, e poi sicuramente di Ottone I di Sassonia e del nipote Ottone III (rispettivamente 964 e 998). Intorno all'XI secolo, dunque, si può ipotizzare l'inizio della creazione di un centro abitato di impianto prettamente medievale, con case piccole ed arroccate sulla frana del monte Civita, intersecate da stradine anguste e spezzate, intorno all'asse viario principale costituito dall'antica via Valeria, con successivo sviluppo verso il basso, dovuto forse all'afflusso degli abitanti dei centri vicini (abbandonati perché scarsamente protetti). Alle varie famiglie feudali che si contendevano il dominio su Tagliacozzo si aggiunse nel 1173 quella dei de Pontibus, che riuscì infine ad unificare il feudo sotto la propria autorità grazie al favore di Carlo d'Angiò, che volle così ricambiare la posizione neutrale mantenuta da Andrea de Pontibus in occasione della già citata battaglia di Tagliacozzo del 1268; nel 1255 il feudo, a seguito del matrimonio dinastico tra una delle figlie di Bartolomeo de Pontibus (Risabella o Isabella) e Napoleone Orsini (già signore di una parte di Vicovaro), entrò a far parte dei possedimenti degli Orsini che lo tennero fino al 1497, quando Giacomo Orsini si schierò a favore di Alessandro V contro le pretese di Ladislao di Durazzo ed il papa, staccata la contea dal Regno di Napoli, la aggregò allo Stato Pontificio, rendendola cosi indipendente dal re di Napoli. Il 6 luglio dello stesso anno venne concesso in feudo a Fabrizio Colonna; gli Orsini poi tentarono più volte di riprendersi questi possedimenti ma papa Pio IV li confermò nel 1559 ai Colonna, i quali assunsero il titolo ducale di Tagliacozzo ed Albe e ne mantennero il possesso fino alla soppressione del feudalesimo nel 1806. Dopo la Rivoluzione Francese il territorio tornò a far parte del Regno di Napoli ma finita la feudalità, il paese perse il suo ruolo centrale nella Marsica e si avviò ad una progressiva decadenza; l'ultimo episodio clamoroso si verificò l'8 dicembre 1861, quando lo spagnolo Joseph Boryes fu catturato (ed in seguito fucilato) con la sua banda di 17 uomini in un cascinale della Valle di Luppa, dove il gruppo era giunto dalla Calabria dopo un'epica traversata della dorsale appenninica, con l'intento, forse, di raggiungere Roma. Tra le principali attrattive della città ci sono la pittoresca Piazza dell'Obelisco, una delle più belle di tutto l'Abruzzo, cuore pulsante del borgo antico, contornata da eleganti palazzi ornati da graziose bifore, finestre rinascimentali ed un loggiato con archi a tutto sesto: in passato era delimitata da portici, chiusi nel 1810 per volere del Re di Napoli Gioacchino Murat; al centro della piazza, al posto dell'attuale fontana dell'obelisco (eretta nel 1824), un tempo s'ergeva un masso dove venivano fatti sedere i debitori insolventi esposti alla pubblica gogna. Tra le altre attrazioni c'è il Teatro Talia, un ex convento benedettino adibito a luogo di spettacolo nel 1686 (ingrandito nel 1832 e completamente ristrutturato nel 2002), che ospita stagioni di prosa e musica in inverno e spettacoli del Festival Internazionale di Mezza Estate nei mesi di luglio e agosto.
Tagliacozzo
Amy Atkinson, Tagliacozzo.
Scorcio di Tagliacozzo in una cartolina d'epoca.