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Paesaggio nell'Arte - Provincia dell'Aquila

Lear Edward, Scurcola. Rovine dell'abbazia cistercense di Santa Maria della Vittoria

Comune:  Scurcola Marsicana
Come arrivare:  A25, uscita Magliano dei Marsi/ Scurcola Marsicana da Napoli: A1, uscita Cassino; SS 6, Superstrada del Liri, seguire le indicazioni per Sora/ Avezzano, A25
Notizie:  Il disegno, intitolato "Scurcola. Rovine dell'abbazia cistercense di S. Maria della Vittoria", fu realizzato dallo scrittore ed artista inglese Edward Lear (v. scheda autore) come allegato grafico al suo volume del 1841 "Illustrated Excursions in Italy" (un resoconto del suo "Grand Tour" nella nostra regione durante il periodo in cui visse a Roma, a partire dal 1837); raffigura i ruderi dell'abbazia cistercense di S. Maria della Vittoria presso Scurcola Marsicana. Scurcola Marsicana, comune di circa 2600 abitanti in provincia dell'Aquila, sorge sullo sperone SE del Monte S. Nicola (a 730 m. s.l.m.), nel bordo occidentale della conca un tempo occupata dal lago Fucino. Sull'origine del paese e sull'etimologia del toponimo vi è incertezza e discordia tra gli studiosi locali: comunemente si è ritenuto, nel secolo scorso, che Scurcola derivasse dal latino "excubiae" ("sentinella, posto di guardia"), nome che sarebbe stato imposto dagli abitanti di Alba Fucens i quali, dopo la distruzione della loro città per opera di Carlo d'Angiò, avrebbero formato un "castello" sopra un'altura, denominato "Cùculo", al quale (anacronisticamente!) accennerebbe Strabone in un passo (in realtà è opinione condivisa che il geografo greco si riferisse all'insediamento che ha poi dato vita a Cocullo, paese che ne porta ancora il ricordo nel nome); secondo altri studiosi locali (Paolo Marso, Di Pietro) il toponimo deriverebbe da Corico, condottiero della Cilicia, cui fu assegnato il sito occupato da Scurcola (che si sarebbe chiamata "oppidum Corcula"), mentre Pompei e Giammarco fanno derivare il nome "Sculcula" (simile a Sgurgola, in provincia di Frosinone), dall'antica radice longobarda "skulk" ("posto di guardia"). La prima attestazione del nome risale al 1150, quando appare sullo stemma della famiglia "Da Ponte" con la dicitura "Sculcule"; quello stemma è tuttora il simbolo del Comune di Scurcola Marsicana. Nel corso dei secoli il nome ebbe molte variazioni: in una Bolla di Clemente III diretta al Vescovo dei Marsi Eliano (1188), vengono nominate le chiese "Sancti Thomae, Sancti Angeli, Sancti Aegidi cum titulis suis in Sculpola"; nelle "Rationes decimarum Italiae" (registro delle decime dei secoli XIII e XIV) si legge "Cuncula", "Sculculae" e "Scurcula", dunque nello stesso documento si trovano tre nomi diversi per indicare lo stesso luogo. Del resto anche Carlo d'Angiò, nella lettera scritta al papa Clemente IV per annunciargli la vittoria riportata nella battaglia dei Campi Palentini, usò indifferentemente due nomi diversi riferendosi al luogo nel quale erano posti gli accampamenti di Corradino di Svevia ("inter Sculculae et Carchii montes", "tra i monti di Scurcola e di Carchio") ed il sito sul quale aveva fondato il monastero di S. Maria della Vittoria ("prope Sculculam de Aprutio", "vicino a Scurcola dell'Abruzzo"), vicino al "castrum Scurculae". In tempi relativamente recenti al toponimo Scurcola è stato aggiunto l'aggettivo qualificativo Marsicana, per distinguerla dalla quasi omonima Sgurgola, in provincia di Frosinone. Per quanto riguarda la nascita del paese certamente non si può dare credito alla notizia della fondazione duecentesca dopo la cosiddetta "battaglia di Tagliacozzo", soprattutto se si tiene conto dell'origine longobarda del toponimo, che farebbe pensare ad una maggiore antichità del centro di Scurcola, testimoniata anche dal ritrovamento di un'imponente necropoli protostorica risalente all'età del ferro (VIII-V secolo a.C.) in località Campi Palentini: la necropoli, attribuita alle genti eque che abitavano la sponda occidentale del lago Fucino e sita nei pressi del tratto vicino all'abitato del fiume Imele-Salto, si compone di tombe a tumulo, in cui è stata rinvenuta una serie di oggetti in ferro e bronzo (fibule, spille, spade, pettorali); proprio la presenza della necropoli qui attesterebbe l'esistenza di un centro abitato posto alla sommità del Monte S. Nicola, sopra l'attuale borgo (probabilmente un posto di guardia che controllava l'importante via di comunicazione che sarebbe divenuta poi, in età romana, la Tiburtina-Valeria). Dopo la conquista del territorio equo da parte dei Romani, venne impiantata la colonia di Alba Fucens, mentre il territorio scurcolano fu inserito nell'"ager publicus aequicolanus" (da cui tra il nome la valle detta del Cicolano); con la fine dell'Impero Romano d'Occidente la zona fu dapprima teatro delle lotte tra Goti e Bizantini e poi fu sottoposta al dominio dei Longobardi, che inglobarono l'area nel Ducato di Spoleto, passato poi al Sacro Romano Impero di Carlo Magno. Nell'XI secolo la regione conobbe la dominazione normanna, fino a quando tutta l'Italia meridionale divenne possedimento della casata sveva, sotto la quale conobbe un periodo di stabilità e di crescita economica; questa fase s'interruppe bruscamente con la cosiddetta "battaglia di Tagliacozzo" del 23 agosto 1268, combattuta da Svevi ed Angioini per il possesso del Regno di Sicilia ai Campi Palentini: proprio nella zona sotto il villaggio di Scurcola si consumò l'atto finale, che vide scontrarsi Corradino di Svevia e Carlo d'Angiò, il quale, con un'abile mossa della sua cavalleria, sconfisse l'esercito avversario. Tale evento segnò la fine della dinastia tedesca degli Hohenstaufen ed il passaggio dell'Italia meridionale sotto il dominio angioino, nonché l'inizio di un nuovo capitolo nella storia di Scurcola con la costruzione della chiesa intitolata a S. Maria della Vittoria e dell'annesso monastero cistercense. Dall'abbazia (che aveva acquisito il castello di Scurcola col diploma reale di dotazione del 3 agosto 1277) i monaci francesi controllarono un vasto territorio comprendente gran parte della Marsica, fino al XVI secolo, quando, in seguito all'abbandono dell'abbazia da parte dei cistercensi, il feudo fu governato prima dalla famiglia romana degli Orsini (che inglobarono il vecchio castello nella nuova rocca) e poi dai Colonna, che mantennero il potere fino al XIX secolo. L'occupazione francese dell'Abruzzo nel 1799 (con la conseguente abolizione dei feudi nel 1806) e le vicende politico-militari del XIX secolo, ebbero ripercussioni anche a Scurcola, la quale, però, divenuta Comune autonomo, rimase sostanzialmente fedele ai Borboni fino all'Unità d'Italia (da ricordare la visita del 1843 da parte del re Ferdinando II); gli avvenimenti post-unitari, con la strage perpetrata dalle truppe piemontesi di occupazione sulla popolazione inerme raccolta nella chiesa delle Anime Sante, segnano uno dei momenti più tragici della storia di Scurcola, insieme al catastrofico terremoto del 1915, che, pur avendo arrecato notevoli danni al paese, ha risparmiato alcune testimonianze della sua storia. Il complesso cistercense di S. Maria della Vittoria fu edificato negli anni 1274-82 da alcuni architetti francesi al seguito di Carlo d'Angiò, che intendeva così celebrare la propria vittoria sull'esercito svevo di Corradino (23 agosto 1268); la chiesa fu consacrata alla presenza del Re, venuto appositamente da Capua, il 12 maggio 1278, ma i lavori nel monastero proseguirono fino al 1282. La chiesa doveva avere una pianta a croce latina divisa in tre navate (m. 73 x 22), con la centrale conclusa da un coro quadrato (com'è possibile rilevare dalla ricognizione della pianta eseguita nel 1900); il paramento doveva essere in pietra concia piana, ma gli angoli, le finestre, le crociere, gli archi e i pilastri erano sagomati. L'abbazia fu pesantemente danneggiata dal terremoto del 1456, ma nel 1505 risulta ancora abitata; tuttavia, nel corso del XVI secolo, a seguito di calamità naturali e lotte di potere tra i signorotti del luogo il complesso fu abbandonato dai monaci e ridotto a cava di materiali dagli abitanti di Scurcola, che la depredarono per costruire le proprie abitazioni. Poco dopo (1525) fu costruito, nella parte alta del paese, il nuovo santuario dedicato a S. Maria della Vittoria, dov'è conservata la preziosa statua lignea raffigurante la cosiddetta Madonna della Vittoria (una Madonna con Bambino), manufatto francese della fine del XIII secolo, che si ritiene fosse stata donata da Carlo d'Angiò all'abbazia.