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Pittura medievale provincia dell'Aquila

Affreschi. Chiesa di San Francesco

Comune:  Castelvecchio Subequo
Frazione:  S. Francesco
Provincia:  aq
Come arrivare:  A24 RM-TE uscita Aielli-Celano/ proseguire in direzione Castel di Ieri/ Castelvecchio Subequo da Napoli: A1 NA-RM uscita Caianello/ seguire indicazioni per Castel di Sangro/ Roccaraso/ Sulmona/ Pratola Peligna/ Raiano/ Castelvecchio Subequo
Notizie:  Nella chiesa di San Francesco a Castelvecchio Subequo nel coro, lungo la navata centrale e nella cappella intitolata al Santo di Assisi sono conservati degli interessanti affreschi riferibili a due fasi pittoriche, l'una del XIII secolo, l'altra di un secolo posteriore. La decorazione pittorica di Castelvecchio offre un saggio significativo della molteplicità di percorsi artistici che attraversano l'Abruzzo tra Duecento e Trecento; da un lato il legame con la cultura iconografica romana, dall'altro l'aprirsi verso l'orizzonte figurativo umbro. Il coro - Gli affreschi del coro sono emersi in seguito ai restauri effettuati nel corso degli anni settanta del Novecento; sono molto frammentari ma ugualmente permettono di ricostruire la maggior parte delle scene raffigurate e di apprezzare l'abilità della bottega esecutrice. Lungo la pareti le scene sono raffigurate su due registri: a destra troviamo la Dormitio e l'Incoronatio, nella parete centrale, ai lati della monofora, l'Angelo e la Madonna dell'Annunciazione e in alto la Crocifissione, a sinistra il Sogno di Innocenzo III e in basso una scena poco leggibile, forse S. Francesco che riceve le stimmate. La presenza degli stalli lignei non permette la lettura completa della parete pittorica, che sicuramente prosegue con una zoccolatura dipinta. Nella volta a crociera una larga fascia decorativa delimita i costoloni: da cantari angolari si dirimano dei girali nastriformi che recano fiori, foglie o palmette; entro il fondo blu delle vele emergono i simboli dei quattro Evangelisti contornati da un tondo rosso scuro che forse un tempo recava un qualche motivo ornamentale; le vele sono molto danneggiate e rimane chiaramente leggibile solo il simbolo di S. Luca con l'iscrizione che recita LUCAS EVANG.IS. Gli affreschi del coro, pur se molto danneggiati, ci consentono di individuare l'influenza esercitata dalla cultura figurativa romana di fine Duecento, come si desume dall'analisi delle tematiche ideologiche che le scelte iconografiche sottendono. La decisione di raffigurare due episodi della vita di S. Francesco nel coro, il luogo ritenuto più sacro di tutto l'edificio, non in forma accessoria, ma con pari grandezza e dignità rispetto agli episodi mariologici e cristologici, è in linea con le scelte che venivano operate nei cantieri pittorici romani guidati dal pontefice Niccolò IV (1288-1292), il primo pontefice francescano della storia della Chiesa. Delle scene mariologiche inoltre si selezionano e si pongono a diretto confronto l'Incoronatio e la Dormitio, come propone il Torriti nella decorazione absidale della basilica pontificia di S. Maria Maggiore; anche la scelta di raffigurare tra gli episodi della vita di S. Francesco il Sogno di Innocenzo III è altamente significativo. Sotto il pontificato francescano è un soggetto che viene proposto più volte, divenendo simbolo di quella istituzionalizzazione dell'ordine mendicante fra le gerarchie della Chiesa di cui il pontefice Niccolò IV era il più compiuto ed evidente coronamento. Il Sogno di Innocenzo è letto come prefigurazione del suo pontificato; come nel Sogno Francesco sorregge la chiesa che sta per cadere, così Niccolò (che avvia concretamente i restauri di S. Giovanni in Laterano) guida la Restauratio della Ecclesia dal suo interno. La datazione del ciclo agli anni ottanta del Duecento trova conferma anche nelle fonti, nelle quali si ricorda la solenne consacrazione della chiesa avvenuta il 29 agosto del 1288; con ragionevolezza possiamo supporre che si sia proceduto all'affrescatura del coro subito dopo, adoperando gli stessi ponteggi messi in atto per la costruzione dell'edificio. L'Andaloro nel suo studio sugli affreschi ha individuato la mano di due maestranze; una attiva nella Crocifissione, ove le figure sono più slanciate e i colori ricchi di sfumature, l'altra nel resto del ciclo. Sono molti anche gli elementi che compaiono indistintamente in tutte le scene, per cui a voler parlare di due maestranze dovremmo considerarle attive entrambe nei singoli riquadri e attribuire a una, come distinguo, una più accurata trattazione del panneggio e un abbondante uso di lumeggiature, all'altra la preferenza per tonalità vivaci, definite e compatte, senza sfumanture. In ogni modo dobbiamo supporre l'intervento di aiuti per la pittura delle volte e dei motivi decorativi. Stilisticamente la bottega che vi opera è inseribile all'interno di un filone decorativo artistico connesso con la produzione campana; infatti l'unico referente in territorio abruzzese finora individuato per questo ciclo è la Tavola di Montereale conservata nel Museo Nazionale dell'Aquila (Andaloro), per la quale sono stati evidenziati proprio i rimandi all'area di produzione campana. A rendere ancora più variegato il substrato culturale entro il quale operano i frescanti di Castelvecchio è la recente scoperta di un ciclo di affreschi databile tra la fine del Duecento e l'inizio del Trecento nella chiesa di S. Chiara a Sulmona. Si tratta di sei scene raffiguranti su due registri episodi della vita di Cristo e di S. Francesco. Le affinità tra i due cicli sono molte, tanto da poter ipotizzare che una stessa maestranza operi prima nel coro francescano e poi, insieme ad una bottega tutta orientata verso le esperienze romane e umbre, nella cappella delle clarisse. Solo uno studio approfondito del "nuovo" ciclo potrà chiarire meglio i termini di tale rapporto. La navata - I restauri effettuati negli anni settanta del Novecento hanno riportato alla luce degli affreschi medioevali lungo la navata centrale, in corrispondenza del secondo e terzo arco a partire dall'entrata. Si tratta di una galleria ad archi trilobi abitata alternativamente da angeli e da santi, che in origine doveva estendersi lungo tutta la navata, accompagnando i fedeli fino al presbiterio. Il cattivo stato di conservazione lascia scorgere l'impianto architettonico della galleria, ma non permette la chiara identificazione dei santi, fatta eccezione per S. Leonardo e S. Martino, né è di aiuto l'iscrizione in basso con la specifica del santo raffigurato, purtroppo anch'essa molto danneggiata. Nonostante lo stato frammentario l'affresco risulta di particolare interesse proponendo un tema, quello della galleria abitata, dai precedenti illustri nella pittura duecentesca, a cominciare da Assisi e per continuare nei cantieri romani (S. Cecilia, Sancta Sanctorum). A Castelvecchio non troviamo quel gioco tra pittura e scultura architettonica presente ad Assisi, né i gattoni e i trafori tradotti in pittura nella romana S. Cecilia. Tutta la realizzazione è affidata al pennello e i motivi goticheggianti sono limitati all'uso dell'arco acuto. Il tema della loggia permette comunque al frescante di sperimentare le sue conoscenze tecniche di illusionismo spaziale: il profilo degli archi, lo scorcio delle mensole e dei pilastri della balaustra concorrono a tal fine. Diversamente da quanto accade negli affreschi del coro i frescanti della galleria cercano di qualificare la parete, nel tentativo di creare uno spazio abitabile. Anche l'analisi stilistica induce a considerare gli affreschi della navata opera di una bottega diversa da quella attiva nel coro, sebbene sia inseribile entro la fine del Duecento. Il cedimento dell'intonaco non permette di analizzare agevolmente la fisionomia dei volti e il modellato delle figure, ad eccezione della figura di S. Leonardo, il quale è stato dagli studiosi accostato all'affresco conservato nel Sacro Speco di Subiaco raffigurante il busto di Innocenzo III. L'ignoto autore del busto di Subiaco fa parte della composita bottega che dagli anni novanta del Duecento lavora accanto al Magister Conxolus, all'interno della quale si distingue per l'esecuzione di volti ovali allungati, occhi ravvicinati e convergenti, larghi lobi auricolari che offrono un'immagine fortemente espressiva e convincente. A Castelvecchio troviamo una ulteriore citazione romana nel motivo decorativo cosmatesco, il quale propone lo stesso disegno impiegato a cornice dell'affresco di Innocenzo III. Gli elementi di confronto sono troppo esigui per poter parlare di uno stesso artista per l'affresco di Subiaco e quello di Castelvecchio, ma permettono comunque di definire l'ambito pittorico che informa il nostro frescante. Rimangono aperti molti interrogativi: se questo ignoto pittore facesse parte della stessa bottega attiva alla decorazione del coro, la quale avrebbe così impegnato contemporaneamente artisti di formazione diversa, o se operasse autonomamente da essa, subentrando con un secondo cantiere alla decorazione della navata, eseguendo i lavori sempre entro la fine del Duecento. La cappella di San Francesco - La cappella intitolata a S. Francesco conserva un ciclo di affreschi dedicato alla narrazione della vita del Santo di Assisi, il cui stato di conservazione è di gran lunga migliore rispetto agli affreschi del coro e della navata. Nel corso del tempo la cappella ha subito comunque diverse alterazioni, come ad esempio l'apertura dell'arco che immette nella navatella destra e la conseguente perdita delle scene affrescate nella parete ovest o la chiusura della monofora gotica con la sostituzione di una barocca in corrispondenza della lunetta a sud; infine la presenza di un'imponente mostra d'altare che a partire dal Seicento ha eclissato i riquadri dipinti ad est. In basso, lungo tutte le pareti, troviamo uno zoccolo a tarsie di finti marmi con tondi recanti alternativamente lo stemma dei conti di Celano e dei busti di santi: a partire dalla parete est riconosciamo S. Agnese, un santo francescano (S. Antonio ?), S. Chiara, S. Domenico, S. Francesco, S. Caterina d'Alessandria. Seguono le storie della vita di S. Francesco disposte su tre registri e sulle lunette; ogni scena è chiusa da una cornice decorativa e da una didascalia in minuscola gotica che ne chiarisce il soggetto. La narrazione si svolge in senso orario ad iniziare dalla lunetta della parete est e dall'alto verso il basso; riconosciamo nella prima lunetta S. Francesco che dona il mantello e a seguire la Visione di Cristo (?), S. Francesco in cella (?), la Rinuncia del beni, la Vestizione di S. Chiara, la Benedizione dei frati, S. Francesco che detta la regola, il Sogno di Innocenzo III, la Conferma della Regola, il Conforto degli angeli, l'Apparizione al capitolo di Arles, la Visione del carro di fuoco, una scena non identificata, l'Incontro con Fede, Carità e Povertà, S. Francesco davanti al Sultano, la Predica agli uccelli, altra scena non identificata, il Miracolo della levitazione. A questo punto la narrazione si interrompe per la rappresentazione della scena con la Crocifissione, il riquadro evidentemente era in corrispondenza dell'altare gotico e fungeva da pala d'altare, inoltre evoca la stimmatizzazione vissuta anche dal Santo di Assisi, che non viene altrimenti narrata direttamente. Gli episodi della vita del santo riprendono subito dopo con il Congedo dai frati, la Morte di S. Francesco, l'apparizione post mortem al frate beato Agostino. La narrazione continua nella parete ovest con tre riquadri il cui pessimo stato di conservazione non rende possibile la lettura, ma con ogni probabilità raffiguravano altre apparizioni post mortem del Santo. Completano la decorazione gli affreschi della volta a crociera con i simboli dei quattro evangelisti; motivi geometrici variopinti si estendono lungo i costoloni che scaricano su esili e altrettanto decorate colonnine dai bellissimi capitelli. La fonte principale per l'iconografia del ciclo può essere considerata la Legenda Maior di S. Bonaventura; naturalmente non troviamo sempre una netta corrispondenza tra il testo e l'immagine dipinta, fa da tramite la lunga trafila iconografica che nel tempo si è consolidata intorno alla figura del Santo. Analizzando le immagini si evidenzia l'uso in molte scene di uno stesso disegno per la raffigurazione di alcuni personaggi, come ad esempio una figura di profilo che appare o vestita del saio e intera o a mezzo busto o con il braccio piegato: varianti di un stesso cartone utilizzato e riadattato all'uso specifico della scena. Già questo elemento ci induce a ritenere che abbia lavorato agli affreschi una sola bottega, all'interno della quale possiamo distinguere diverse maestranze; in particolare emerge la personalità di tre maestri che stilisticamente possono collocarsi entro gli anni ottanta del Trecento. Il panorama pittorico del Trecento abruzzese è molto variegato; vi sono aree nelle quali si rintracciano delle affinità in pittura, scultura o miniatura, anche se non appartenenti alla stessa regione. Un esempio particolarmente ricco è il territorio aquilano-spoletino: nel Trecento vi operano artisti che possiamo indifferentemente considerare nativi dell'Umbria o dell'Abruzzo in quanto la loro opera prescinde i confini regionali per riflettere un carattere che li accomuna. Tale è l'orizzonte entro il quale operano i pittori attivi a Castelvecchio, per i quali gli studiosi hanno richiamato gli affreschi della chiesa di S. Silvestro a L'Aquila e il ciclo della Cappella di S. Domenico a Spoleto. Riferimenti cronologicamente più tardi e ancora generici, prodotto di botteghe diverse da quella operante nella chiesa subequana. Ad una datazione agli anni ottanta del Trecento concorre anche lo studio delle fonti che spesso menzionano la cappella di S. Francesco in relazione con i conti di Celano, i quali appaiono come i principali benefattori nella costruzione della chiesa e proprietari della cappella intitolata al Santo di Assisi. Il blasone del casato infatti sigla in più parti la cappella; ritroviamo lo stemma affrescato nello zoccolo, scolpito sui capitelli dei pilastri e fuso nella cancellata di ferro che divide la cappella dall'altare maggiore. Anche la scelta di far rappresentare episodi della vita di S. Francesco può essere ricondotta alla volontà di ricordare il legame tra il casato e il Santo di Assisi, ospite di un antenato della famiglia, quel cavaliere di Celano al quale fu predetta l'imminente morte, secondo quanto riportato dalle agiografie di S. Tommaso e di S. Bonaventura. Tutti elementi che in maniera indiretta ma chiara ci suggeriscono la committenza dei conti per la decorazione pittorica e che inducono ad individuare nel conte Ruggero II l'immediato referente. Il conte, figlio di Isabella d'Acquaviva e Tommaso Berardi, compare tra i titolati del regno di Roberto quale reggente del casato celenense tra il 1332 e il 1387, anno della sua morte. Della sua travagliata vita sappiamo che a seguito del tradimento del figlio per la presa del potere e la conseguente morte di questi in prigione, scelse di ritirarsi nel convento di Castelvecchio e indicò quale luogo per la sua sepoltura la cappella dedicata a Francesco. Desiderio che fu puntualmente mantenuto, dato che nel tesoro del convento di Castelvecchio è conservato un anello d'oro recante lo stemma celanense rinvenuto in una tomba emersa durante il rifacimento della pavimentazione della cappella negli anni sessanta del Novecento. Se Ruggero sembra essere il più probabile committente, l'anno della sua morte diviene un importante termine ante quem per la decorazione; il testo dell'obito, che molte fonti ci hanno tramandato, riferisce la data del 27 febbraio 1387. In realtà i frescanti del ciclo avevano indicato l'anno di esecuzione degli affreschi in una iscrizione posta al di sotto dell'unica monofora della cappella, di cui oggi riusciamo a leggere "[...] XXVIIII. DIE. D(ecim)O. ME(nsi)S. DECEMBR(is). III. IND(ictionis)". La lacuna riguarda proprio l'anno, lasciando scorgere solo alcune cifre; si legge con chiarezza l'indizione, la terza, che nella seconda metà del Trecento coincide con il 1365, 1380 e il 1395 e nessuna delle tre date è riconducibile alle cifre che dell'anno sono ancora leggibili. È probabile che il testo della didascalia, come le altre iscrizioni del ciclo, sia stato alterato nel corso delle varie riscritture operate da mani analfabete. Concludendo, nel ciclo delle storie di S. Francesco possiamo riconoscere l'attività di una bottega composita, in cui distinguiamo tre principali maestri, operante negli anni ottanta del Trecento per conto della famiglia celanense. Il ciclo riflette ancora quel giro di influenze e relazioni che hanno determinato l'individuazione di un'area omogenea per ricerche e prodotti artistici quale è l'area aquilano-spoletina.
Iscrizioni:  Cappella di S. Francesco: "[...] XXVIIII. DIE. D(ecim)O. ME(nsi)S. DECEMBR(is). III. IND(ictionis)
Informazioni:  Gruppo Archeologico Superequano tel. 0864-790247, e-mail: info@gruppoarcheologicosuperequano.it; Municipio tel.0864-79117
Castelvecchio, chiesa di S. Francesco, coro, Incoronatio e Dormitio.
Castelvecchio, chiesa di S. Francesco, coro, Crocifissione e Annunciazione.
Castelvecchio, chiesa di S. Francesco, coro, Vergine Annunciata.
Castelvecchio, chiesa di S. Francesco, coro, Il sogno di Innocenzo III.
Castelvecchio, chiesa di S. Francesco, coro, S. Francesco riceve le stimmate (?), particolare.
Castelvecchio, chiesa di S. Francesco, coro, Dormitio, particolare degli angeli.
Castelvecchio, chiesa di S. Francesco, coro, volta, S. Luca, particolare.
Castelvecchio, chiesa di S. Francesco, navata centrale, parete destra, S.Martino, angelo e S. Leonardo.
Castelvecchio, chiesa di S. Francesco, navata centrale, parete destra, Santo, angelo e Santo francescano.
Castelvecchio, chiesa di S. Francesco, cappella di S. Francesco, parete est.
Castelvecchio, chiesa di S. Francesco, cappella di S. Francesco, parete sud.
Castelvecchio, chiesa di S. Francesco, cappella di S. Francesco, S. Francesco dona il mantello.
Castelvecchio, chiesa di S. Francesco, cappella di S. Francesco, La rinuncia dei beni.
Castelvecchio, chiesa di S. Francesco, cappella di S. Francesco, S. Francesco benedice i frati.
Castelvecchio, chiesa di S. Francesco, cappella di S. Francesco, Un Angelo ispira la regola a S. Francesco.
Castelvecchio, chiesa di S. Francesco, cappella di S. Francesco, Il sogno di Innocenzo III.
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Castelvecchio, chiesa di S. Francesco, cappella di S. Francesco, Crocifissione, particolare di S. Francesco.
Castelvecchio, chiesa di S. Francesco, cappella di S. Francesco, Crocifissione.
Castelvecchio, chiesa di S. Francesco, cappella di S. Francesco, S. Francesco davanti al Sultano, particolare.
Castelvecchio, chiesa di S. Francesco, cappella di S. Francesco, volta.