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Pittura medievale provincia di Pescara

Affreschi. Chiesa di Santa Maria in Piano

Comune:  Loreto Aprutino
Provincia:  pe
Come arrivare:  A24/A25 RM-PE uscita Pescara Nord/ proseguire lungo la SS 151 direzione Spoltore/ Loreto Aprutino da Napoli: A1 NA-RM uscita Caianello/ seguire indicazioni per Castel di Sangro/ Roccaraso/ Sulmona/ A25 direzione Pescara uscita Pescara Nord/ proseguire lungo la SS 151 direzione Spoltore/ Loreto Aprutino
Autore:  Maestro di Loreto (Giudizio in controfacciata)
Notizie:  La chiesa di S. Maria in Piano a Loreto Aprutino, di origine romanica ma profondamente rimaneggiata in più momenti ed i particolare alla metà del XVI secolo, è conosciuta soprattutto per il fatto di conservare uno dei cicli pittorici più importanti del Quattrocento abruzzese. L'interno infatti, ricostruito alla fine del Duecento in stile borgognone, custodisce in controfacciata un affresco con Giudizio Universale di proporzioni monumentali, purtroppo mancante di una grande porzione pittorica sulla parete a destra dell'ingresso principale. L'opera, unanimemente ritenuta del terzo decennio del XV secolo, venne realizzata probabilmente a seguito di un restauro effettuato nel 1429 e con una tecnica pittorica particolare, simile all'encausto, cioè con i colori sciolti a caldo nella cera, al fine di creare effetti cromatici più brillanti. Sopra l'arco d'ingresso si legge la seguente iscrizione: "hoc opus fuerat facto de elemosina terrae laureti...cum elimosina bubum...anno dni..." alludente alle donazioni fatte dalla Corporazione dei Bifolchi e riferibile forse agli affreschi più antichi che occupavano la parete prima del rifacimento e dei quali restano poche tracce nella parte alta. Il grande dipinto murale del Giudizio Universale segue una doppia linea di lettura, dal basso verso l'alto e da destra verso sinistra: sul primo asse si incontrano S. Francesco, S. Domenico e S. Agostino inginocchiati ai piedi degli strumenti della Passione sopra i quali campeggia Cristo nella mandorla retta da quattro angeli in volo. In basso, a sinistra dell'asse centrale, si trova una scena rara e poco rappresentata, il cosiddetto "ponte del Capello". Essa raffigura, al di sopra di un fiume di pece, un ponte che si restringe al centro fino a diventare sottile come un capello; solo poche anime che lo attraversano riescono a passare dall'altra parte dove le accoglie un angelo "psicopompo" cioè addetto a condurre le anime. Questa scena è ispirata alla tradizione orientale dello Zoroastrismo che vuole che dopo la morte l'anima della persona passi un ponte ("Chinvato Peretu") sul quale le sue buone azioni sono pesate con quelle cattive. Il risultato decreta la destinazione dell'anima nel paradiso o nell'inferno. A poca distanza dal ponte attende le anime S. Michele, raffigurato nell'atto della "psicostasia", ovvero intento alla pesatura delle anime, insolitamente vestito di abiti bizantini e con la tonsura. Forse, dal momento che il santo è inserito in un tema iconografico tipicamente greco-bizantino quale è la psicostasia, l'artista si è servito di elementi caratterizzanti quella tradizione per descriverlo. Alle sue spalle si trova il giardino paradisiaco chiuso sulla sinistra dalla Torre del Paradiso con S. Pietro che ne custodisce l'ingresso affiancato dai tre Patriarchi, e i beati che si affacciano dalle finestre e dalla terrazza sul tetto della costruzione. Sulla parete destra doveva fare da contrappunto al giardino delle delizie la rappresentazione dell'Inferno con i dannati di cui rimane visibile solo un frammento con un leone. La perdita degli affreschi in questa parte della parete è imputabile ad un intervento seicentesco che ha portato all'inserimento di una cantoria in controfacciata. Sul secondo livello dell'affresco sono raffigurati S. Francesco, S. Domenico e S. Agostino in ginocchio ai piedi degli strumenti della Passione, tra due schiere di beati del Nuovo e del Vecchio Testamento. Sulla sinistra seguono i beati e cinque angeli musici. Il terzo livello è occupato dalla grande mandorla con Cristo in trono affiancato, secondo lo schema iconografico tipico della "Deesis", dalla Vergine e dal Battista, circondati da angeli con le trombe del Giudizio e dai filatteri con le scritte: "surgite, mortui, venite ad Judicium" e "venite, benedicti, percipite regnum". Il ciclo è stato oggetto di studi iconografici che hanno cercato soprattutto di rintracciare quali potessero essere le fonti letterarie dalle quali l'anonimo "Maestro di Loreto" avesse tratto l'ispirazione per tale rappresentazione. Da un lato è sembrato plausibile chiamare in causa la "Visione dell'Oltretomba" di Alberico da Settefrati, monaco cassinese vissuto nel XII secolo, autore insieme a Pietro Diacono di un'opera letteraria che racconta il suo "viaggio nell'oltretomba.", da alcuni ritenuto un fondamentale precedente per la Commedia dantesca. Proprio la Divina Commedia rappresenta un'altra sicura fonte di spunti per il Giudizio di Loreto, soprattutto per il particolare con i tre santi che intercedono presso il Redentore con la preghiera, posti tra le schiere di beati del Vecchio e Nuovo Testamento. Nel Canto XXXII del Paradiso, infatti, questo ruolo è riservato a S. Francesco, S. Benedetto e S. Agostino (nell'encausto però S. Benedetto compare nella schiera dei Beati, ed è sostituito nel gruppo dei tre da S. Domenico) descritti esattamente nel medesimo atteggiamento del Giudizio loretese. Anche le posizioni della Vergine e del Battista appaiono ugualmente in sintonia con il racconto dantesco, l'una posta alla destra, l'altro alla sinistra del Redentore, come pure sembra aver risentito di analoghe suggestioni anche l'immagine dell'Arcangelo Gabriele, vicino alla Vergine, con le ali distese e nell'atto di cantare. La stessa considerazione può investire anche il piccolo frammento superstite dell'Inferno raffigurante parte di un leone, ovvero una delle tre fiere dantesche. Per quanto riguarda le influenze stilistiche e i confronti più vicini al Giudizio loretese si può certamente menzionare, come primo evidente rimando, il grande affresco con analogo soggetto di S. Pietro a Castignano (AP). Le somiglianze sono fortissime, dalla posa e i tratti del Cristo in mandorla alla perfetta identità degli strumenti della Passione, alla rappresentazione della torre eburnea del Paradiso, fino ad arrivare a quella che è la peculiarità iconografica del ciclo di S. Maria in Piano, ovvero il cosiddetto "ponte del capello". Nell'affresco di Castignano infatti si ritrova questa stessa scena la cui rarità è già stata sottolineata (sebbene il dipinto in questo caso sia scarsamente leggibile per il cattivo stato di conservazione, non sussistono dubbi sulla perfetta coincidenza delle due scene). Non è escluso che l'origine di questo motivo iconografico sia da cercare nell'ambiente artistico iberico che nella prima metà del Quattrocento aveva fortemente permeato la cultura pittorica italiana, soprattutto meridionale. A riprova di questa ipotesi si può portare anche il legame che l'encausto di S. Maria in Piano dimostra di avere con altri due cicli pittorici di area meridionale: il Giudizio dell'Annunziata di S. Agata dei Goti (Benevento) e quello di S.Stefano a Soleto (Lecce), entrambi della prima metà del XV secolo. Tuttavia, al di là dei suggestivi e illuminanti confronti citati, l'intervento del Maestro di Loreto è stato individuato con buona certezza solo in alcuni affreschi di S. Francesco a Campli (per quel che riguarda l'Abruzzo) e in quelli di S. Maria della Rocca ad Affida (per le Marche), ma la sua figura come la sua formazione, intrisa ancora di cultura tardogotica meridionale, rimangono tuttora difficili da precisare. Nella chiesa si conservano anche altri cicli di affreschi frammentari, dislocati lungo le pareti delle campate laterali, raffiguranti soggetti vari ed appartenenti ad epoche diverse, oscillanti tra XV e XVI secolo. Nella prima campata del lato destro si possono riconoscere S. Caterina d'Alessandria, S. Orsola, S. Elena e le vergini compagne; nella seconda campata abbiamo S. Tommaso che strappa i suoi scritti davanti ai discepoli, una Madonna con Bambino e S. Antonio Abate; nella terza campata si vedono ancora episodi della vita di S. Giacomo, una Risurrezione, una Adorazione dei Magi, un'Incoronazione della Vergine, frammenti di un'Ascensione e di una Pentecoste (datata 1428), una Maddalena e altri santi (datati 1429). Nella quarta campata è la Madonna con Bambino detta "del cardellino", una S. Lucia (datata 1407) e S. Nicola di Bari; infine nella quinta, episodi della vita di S. Tommaso d'Aquino, datati 1410, tra i quali di particolare interesse è la morte di S. Tommaso che, disteso sul feretro, tiene tra le mani un libro aperto con su scritte alcune parole difficili da leggere, che il Marighetto (1996) ha così interpretato: "Beati i morti che muoiono nel Signore, le loro opere li accompagneranno"; tra la folla dei fedeli e religiosi che gli sta intorno è ben visibile il volto di un personaggio vestito in verde, che alcuni ritengono essere un autoritratto del pittore. Passando al lato sinistro della navata si incontrano, partendo dalla seconda campata (nella prima si trova la cantoria lignea già ricordata in precedenza), una Crocifissione del XV secolo, una Crocifissione cinquecentesca, realizzata con tecnica mista (il Crocifisso in legno, i dolenti ad affresco), ed una S. Lucia (XVI secolo) eseguita a tempera, nella terza campata. Infine, a ridosso della cornice inferiore del grande Giudizio in controfacciata, si trovano due affreschi ad esso sovrapposti, raffiguranti una Madonna col Bambino e S. Elena. Un elemento interessante da non sottovalutare è la presenza, nelle cornici e nelle bordure degli affreschi nella navata, di stemmi dipinti della famiglia d'Aquino, alla cui committenza gli affreschi sono riconducibili e alla quale si deve di certo anche la scelta di illustrare diversi episodi della vita di S. Tommaso, figura centrale del sapere Scolastico.
Iscrizioni:  In controfacciata, sopra l'arco d'ingresso, in minuscola gotica: HOC OPUS FUERAT FACTO DE ELEMOSINA TERRAE LAURETI...CUM ELIMOSINA BUBUM ...ANNO DNI ...; sui filatteri: SURGITE MORTUI VENITE AD JUDICIUM; ancora sui filatteri:VENITE BENEDICTI, PERCIPITE
Informazioni:  Municipio tel. 085 829401; Informazioni ed accoglienza turistica: 085 8290213.
Loreto Aprutino, Chiesa di S.Maria in Piano, controfacciata, Guidizio Universale
Loreto Aprutino, Chiesa di S.Maria in Piano, controfacciata, Guidizio Universale, particolare con S.Francesco, S.Domenico e S.Agostino adoranti i simboli della Passione
Loreto Aprutino, Chiesa di S.Maria in Piano, controfacciata, Guidizio Universale, particolare del POnte del Capello
Loreto Aprutino, Chiesa di S.Maria in Piano, controfacciata, Guidizio Universale, particolare dei Tre Patriarchi
Loreto Aprutino, Chiesa di S.Maria in Piano, controfacciata, Guidizio Universale, particolare della Torre del Paradiso
Loreto Aprutino, Chiesa di S.Maria in Piano, controfacciata, Guidizio Universale, particolare dei Beati del Nuovo Testamento
Loreto Aprutino, Chiesa di S.Maria in Piano, controfacciata, Guidizio Universale, particolare della Vergine
Loreto Aprutino, Chiesa di S.Maria in Piano, campate laterali, Tentazione e sogno di S.Tommaso D'Aquino
Loreto Aprutino, Chiesa di S.Maria in Piano, campate laterali, S.Tommaso D'Aquino strappa gli scritti davanti ai discepoli
Loreto Aprutino, Chiesa di S.Maria in Piano, campate laterali, particolare della Morte di S.Tommaso D'Aquino
Loreto Aprutino, Chiesa di S.Maria in Piano, campate laterali, particolare della Morte di S.Tommaso D'Aquino con autoritratto del pittore
Loreto Aprutino, Chiesa di S.Maria in Piano, campate laterali, Risurrezione di Cristo
Loreto Aprutino, Chiesa di S.Maria in Piano, campate laterali,stemmma dipinto della famiglia D'Aquino