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Siti Archeologici Provincia di Chieti

Grotta del Colle

Comune:  Rapino
Tipologia:  Tempio
Come arrivare:  A24/A25 RM-PE uscita Alanno-Scafa/ prosegiure in direzione Scafa/ Manoppello/ Casalincontrada/ Rapino da Napoli: A1 NA-RM uscita Caianello/ seguire indicazioni per Castel di Sangro/ S. Angelo del Pesco/ Guardiagrele/ Fara Filiorum Petri/ Rapino
Notizie:  La grotta del Colle è una cavità naturale aperta sul versante nord-orientale della Maiella, a quota 550 m sul livello del mare, in località Costa Le Solagne. Oltrepassato un grande arco di roccia, largo oltre 15 m, che ne costituisce l'ingresso, si accede a un ampia sala irregolarmente rettangolare, di 40 x 60 m, alta tra i 4 e i 12 m, con piano pavimentale attualmente inclinato verso il fondo della grotta. Un cunicolo, a quota più alta del piano, si apre sulla destra dell'ingresso. Nella cavità è ancora attivo il fenomeno dello stillicidio delle acque, a cui si deve la formazione di numerose stalattiti e forse anche il distacco della volta di grossi blocchi, che attualmente ingombrano la zona centrale. Le emergenze archeologiche visibili riguardano il piccolo edificio sacro che sorge all'ingresso della cavità, parzialmente al suo interno, su una preesistente struttura tradizionalmente nota come "tempio italico". La piccola chiesa, sede forse già in età longobarda di un culto rupestre dedicato a Sant'Angelo, nel medioevo rientrò nelle pertinenze del monastero di San Salvatore a Maiella; in seguito è denominata Santa Maria in Cryptis. Le indagini archeologiche a più riprese condotte nel sito hanno verificato la continuità di frequentazione della grotta dal Paleolitico superiore fino almeno alla piena età medievale. Mentre per le fasi più antiche (Paleolitico, Neolitico, Eneolitico e dell'età del Bronzo) la destinazione d'uso non è evidente, la valenza culturale della grotta è sicuramente documentata a partire dall'età arcaica, alla quale è da riferire la celebre statuetta femminile bronzea nota come "Dea di Rapino", e interpretata dal Galli come dea Cernia. Con l'età ellenistica la funzione religiosa del sito è più evidente, come testimonia la massiccia presenza di materiale votivo e soprattutto la cosiddetta Tabula Rapinensis, una piccola lamina di bronzo su cui è incisa una iscrizione in dialetto marrucino. Si tratta di una legge sacra riguardante il culto di Giove e Giovia a cui è connessa la pratica del sacro meretricio. Nel testo, oltre alle prescrizioni rituali, si fa menzione della Touta Marouca, cioè del popolo dei Marrucini, e dell'ocre Tarincria, identificata nel vicino insediamento fortificato di Civita Danzica. Un ulteriore riferimento al culto di Giove sembra costituito dalla gemma con raffigurazione di Zeus in trono, rinvenuta nelle immediate vicinanze della grotta. La fondamentale testimonianza epigrafica della Tabula Rapinensis, la continuità di frequentazione a scopo cultuale e la stessa collocazione topografica del sito concorrono ad identificare nella Grotta del Colle il santuario dell'intero ethnos marrucino. Merita una digressione la statuetta femminile, per il suo valore di documento relativo ai culti praticati nella grotta in età arcaica. Presenta un volto con tratti ben marcati (naso prominente, mento aguzzo), incorniciato da un'acconciatura a doppio cercine, con capelli raccolti dietro la nuca, a formare probabilmente una treccia, mutila. Stante con gambe divaricate e braccia aperte, protese in avanti; la mano sinistra, aperta, è rivolta in alto, nella destra reca un oggetto circolare con tre spighe incise, interpretato come focaccia. Indossa una veste lunga fino ai piedi, coperta da un ampio mantello leggermente più corto, cucito sulle spalle e sugli omeri, e il cui panneggio è reso con solcature sinuose. La statuetta, per caratteristiche stilistiche, è inquadrabile nella produzione del Maestro Rapino e collocabile quindi nell'ambito dell'età arcaica. L'identificazione del bronzetto con la Dea Madre è suggestiva e fu proposta già dal Galli, il quale inoltre considerava la statuetta una copia in piccole dimensioni del grande simulacro di culto della divinità, forse un acrolito. Della dea di Rapino si può cogliere la valenza di divinità primigenia, espressione del mondo spirituale e religioso indigeno originario e non influenzato da sovrapposizioni esterne. La sua duplice essenza, terrestre e infera, è legata al mondo naturale, agrario in particolare, in quanto divinità della fertilità, dispensatrice delle messi e quindi della vita; come dea legata alla terra e ai cicli della vita vegetale, qui simboleggiati dalle spighe di grano, nato dalla terra, mietuto, seppellito e rinascente, è però anche il nume che accoglie l'uomo alla sua morte, in un felice e propiziatorio parallelismo con il mondo vegetale che continuamente si rinnova. Non è quindi un caso il rinvenimento della statuetta in una grotta, quindi in una sorta di grembo dal quale scaturisce e al quale ritorna la vita. Il persistere di queste ancestrali concezioni, accanto a nuove divinità, si può forse cogliere nella presenza, tra i votivi delle fasi successive ellenistico-romane, di un galletto fittile, animale che per primo annuncia la nascita del nuovo giorno.
Informazioni:  Municipio tel. 0871-84431
Rapino, interno della Grotta del Colle
Rapino, ingresso della Grotta del Colle
Rapino, interno della Grotta del Colle 1
Rapino, interno della Grotta del Colle 2