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Siti Archeologici Provincia di Teramo

Campovalano

Comune:  Campli
Frazione:  Campovalano
Tipologia:  Necropoli
Come arrivare:  A24 uscita Teramo/ proseguire in direzione S. Nicolò/ Campli da Napoli: A1 NA-RM uscita Cassino/ proseguire in direzione Sora/ Avezzano/ A25 direzione L'Aquila-Teramo/A24 uscita Teramo/ proseguire in direzione S. Nicolò/ Campli
Notizie:  Situata su un terrazzo fluviale dell'estensione di circa 50 ettari, attraversata da una via lastricata, una vera e propria "via sacra", la necropoli di Campovalano (frazione di Campli) è stata oggetto di scavo a partire dal 1967. Oggi sono state portate alla luce oltre 600 tombe ad inumazione che abbracciano un arco cronologico che va dalla fine dell'età del Bronzo alla conquista romana. Recenti ricerche inducono tuttavia a ritenere che la necropoli celi nel sottosuolo almeno 20 mila tombe. I primi rinvenimenti, dovuti essenzialmente a scoperte casuali e sporadiche sono relativi a pezzi legati a corredi funerari che consentono di individuare la presenza di una necropoli la quale riflette l'organizzazione sociale e politica delle città dei vivi, strutturata in classi a partire dal VII sec. a.C. Le classi sociali più abbienti dimostrano una vera e propria ostentazione del lusso nelle sepolture, dato che va letto come una vera e propria propaganda politica nei confronti delle classi subalterne. Un esempio straordinario è dato dalla tomba n. 100 che per dimensioni (lung. m 4,70, prof. m 1,80 e largh. m 2,8) e per corredo funerario, presenta tutti gli elementi simbolici di uno status sociale elevato. Il defunto sembra appartenere ad un alto grado militare: accanto a lui è infatti sepolto il carro da combattimento. Tutto il corredo racconta una storia sociale precisa: vari sevizi da mensa testimoniano la consuetudine del banchetto riservata alla classe aristocratica; solo in questo corredo è documentata anche la scrittura, prerogativa del pater familias che costituisce, oltre che uno strumento di comunicazione, anche la testimonianza più alta del sapere del defunto. Il defunto era adagiato supino sul lato destro della fossa, in alto, le braccia distese lungo i fianchi, la testa appoggiata su un ciottolo piatto a mò di cuscino. Mentre gli scavi i condotti da Valerio Cianfarani negli anni 60 e 70 portarono alla luce la maggior parte delle tombe dell'età orientalizzante e arcaica (VIII-VI sec. a.C.), nelle indagini condotte a tappeto da Vincenzo D'Ercole negli anni 80 e 90 si sono rinvenute tombe riferibili soprattutto alle fasi italico-ellenistiche (IV-II sec. a.C.). Con l'età orientalizzante e con quella arcaica (VIII-VI sec. a.C) la necropoli attraversa il suo momento di massimo fulgore. Si impiantano i grandi tumuli, circondati da pietre e del diametro che può variare dai 4 ai 25 metri, ai lati di una imponente strada. I tumuli meglio conservati sono quelli di minori dimensioni, relativi a sepolture infantili. Nel corso del primo millennio, l'organizzazione della necropoli ha subito una vera e propria trasformazione: dalla fase "monarchica" in cui i tumuli sono disposti per nuclei familiari, si passa alle sepolture senza corredo della prima fase repubblicana (metà V, metà IV a.C.) e quindi alle tombe di età ellenistica che sono a fossa. Queste ultime sono tutte orientate verso sud e non verso occidente come accade nelle fasi più antiche. I corredi sono costituiti da vasi in ceramica lavorati al tornio, frequentemente verniciati in nero; nelle sepolture femminili si rinvengono numerosi strumenti per la cura del corpo come nettaunghie, nettaorecchie, ed anche nelle tombe maschili scompaiono le armi per lasciare il posto a strigli e vasi porta - sabbia, strumenti tipici dell'uomo atletico. La necropoli continua ad essere utilizzata fino agli inizi del II sec. a.C. quando la pianura torna ad essere utilizzata a scopi agricoli.
Informazioni:  Soprintendenza Archeologica di Chieti, Villa Comunale, 3. Tel 0871-0871.331668. Municipio, tel. 0861-553889
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